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Sanità e liste d'attesa. L'ordine dei medici: "Non diamo colpe, troviamo soluzioni"

Sanità e liste d'attesa. L'ordine dei medici: "Non diamo colpe, troviamo soluzioni"

Densitometria, interventi chirurgici a pagamento, rapporto con il paziente, costi. Parla il presidente Di Lascio: "Valutare caso per caso".

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FERRARA - «Sono un inguaribile ottimista e penso che ogni problema debba essere discusso con il necessario equilibrio e che si possono trovare delle soluzioni. Il problema è la densitometria ossea? sono le risonanze? sono altri esami di laboratorio? è la vitamina D? Bene, mettiamoci attorno a un tavolo e parliamone. Ovviamente a partire da noi medici, da noi professionisti».

Bruno Di Lascio, presidente dell’Ordine dei Medici, inizia col parlare dell’esame della densitometria ossea e fa una premessa: «Abbiamo medicalizzato la vita. Pensiamo che sia sempre possibile rimediare, trovare la risposta. Non sempre è così. Se non hai migliorato il tuo stile di vita non è facendo la densitometria ossea a ottant’anni che si rimedia. A quel punto se c’è un problema, c’è poco da fare. Le linee guida del ministero della salute e della società italiana osteoporosi dicono che la densitometria non dice molto sull’osteoporosi. Eppure, nel tempo, si è indotto un bisogno per cui la densitometria oggi la vogliono fare tutti. Lo stesso vale per la vitamina D: bisognerebbe chiedere all’Asl quanti esami sono stati fatti nel 2014...».

Il rapporto tra medico di base e paziente-cittadino si è fatto più complicato. Quanto incide questo fattore?

Il paziente è diventato un richiedente: “sa dottore ho letto che... tizio mi ha detto che...mi dovrebbe prescrivere questa medicina, voglio fare questo esame...”. Ma il medico, il professionista, tanto più il medico che risponde al Servizio sanitario nazionale - oltre che secondo coscienza - che è un servizio pagato con la fiscalità generale, ha il dovere di spiegare se e perchè un esame è inutile. E se il paziente non capisce e la volta dopo te lo richiede, vuol dire che non ti sei spiegato bene e glielo spieghi di nuovo.

In tempi di crisi, di tagli, di costi della sanità da tenere sotto controllo, a qualcuno può venire il sospetto che non si prescrive un esame per risparmiare.

È un punto delicato. Il paziente, il cittadino non può uscire da uno studio professionistico con il dubbio che non gli venga prescritto un esame per ragioni di risparmio. Credo che serva anche la consapevolezza di quanto costano le prestazioni: in Veneto sotto ogni prestazione c’è scritto quanto è effettivamente costata. Non serve a cambiare il mondo, ma così ogni persona sa quanto ha pagato di ticket e quanto ha speso la collettività.

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I dubbi del paziente e della gente crescono quando pagando si accorciano i tempi di attesa per una visita o un esame.

Se un medico dice al paziente che non c’è bisogno della densitometria, ma il paziente desidera farla e paga dove è il problema? Nè può esistere lamentarsi per i tempi lunghi di un esame non predittivo. Il Servizio sanitario nazionale tutela la salute, non i desideri. Questo principio deve essere chiaro a tutti. Gravissimo sarebbe se un soggetto ha le necessità e l’urgenza di una diagnosi o di un intervento e fosse costretto a passare per un’altra via.

Succede?

In base alla mia esperienza tutte le volte che c’è questa urgenza il percorso avviene sempre nei tempi più rapidi possibile. E se vi sono dei casi, enumerabili sulle ditta di una mano monca, sono le eccezioni che confermano la regola.

Prendiamo il caso degli interventi chirurgici a pagamento in regime libero professionale.

Se vuoi essere operato di sabato, e dal tal professionista, pagando va bene così. L’importante è che se c’è un’urgenza, un’emergenza, anche di sabato il cittadino che ha bisogno possa essere operato. Come giornale avete fatto un’operazione trasparenza incredibile sollevando questioni rilevanti. Trattiamole una per una: esami, liste d’attesa, libera professione, rapporto medico-paziente e cerchiamo, dove serve, di correggere, di migliorare, di cambiare. Lo sport nazionale italiano non è il calcio ma scaricare la colpa sugli altri. Stavolta proviamo, insieme anche ai nuovi direttori generali, di trovare soluzioni ai problemi.

Marcello Pradarelli

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