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Ma l’ascensore sociale è fermo da anni

Ma l’ascensore sociale è fermo da anni

Solo l’8,5% dei laureati figli di operai riesce a salire. L’arcivescovo: la crisi ci ha reso vulnerabili

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Per la ripresa a Ferrara c'è ancora da aspettare. L'ha confermato Roberto Maiarelli, presidente di Unindustria e Fondazione Carife. «Siamo continuamente bombardati da dati, ma proprio l'incertezza e la variabilità dei numeri ci dicono che la ripresa non è un fatto concreto, consolidato, bensì un percorso ancora lungo. E a Ferrara avremo ancora più difficoltà, il percorso per uscirne sarà ancora più lungo». Maiarelli parlava alla conferenza 'Ferrara 2030 - Ritrovare il coraggio di costruire il futuro', un'iniziativa dell'Unione cristiana imprenditori dirigenti guidata dall'ex numero uno Carife Alfredo Santini. «Nonostante gli sforzi fatti, Ferrara sta segnando il passo» ha detto quest'ultimo, che ha anche auspicato per la nostra città una sorta di Carta di Camaldoli, una riedizione di quel documento (scritto nel monastero toscano fra il 18 e il 20 luglio 1943) che ha a lungo indirizzato la presenza dei cattolici nella vita politica ed economica del nostro paese. Il tavolo dei relatori era impreziosito dalla presenza dell'arcivescovo Luigi Negri. «Lo sviluppo che tutti attendiamo dovrebbe segnare un rinnovamento, ma dove poggia? La ripresa ha bisogno di un soggetto, perché senza un soggetto cosciente e adeguato la progettualità rischia di non riuscire. La crisi della nostra società, e anche la crisi di certa ecclesiasticità, fa sì che i soggetti siano deboli e vulnerabili, anche fisicamente» ha detto nel suo intervento, cogliendo l'occasione per accendere nuovamente un faro sull'espansione dello Stato islamico: «Abbiamo all'orizzonte minacce inaudite e potentissime, che riportano alla nostra memoria secoli passati». Comunque, per Negri «c'è un dato fondamentale unitario che ci collega tutti: una volta si sarebbe chiamata natura umana, anche se oggi siamo soggetti a uno scientismo tecnocratico per cui abbiamo paura a chiamarla così. L'uomo deve riscoprire la sua ineludibile educazione a vivere come uomo, deve ripartire dal mestier duro d'esser uomo, dal mestiere di vivere, ritrovare un impegno con se stesso e con la realtà».

A fornire l'ennesima sfilza di dati economici poco rassicuranti ha provveduto Stefano Capatti, docente all'Università e ricercatore al Centro documentazione studi: tra il 2007 e il 2014 il tasso d'occupazione è sceso dal 69 al 61,5%, quello di disoccupazione salito dal 2,7 al 14%. L'ascensore sociale si è bloccato: solo l'8,5% dei laureati figli di operai riesce ad accedere ad una classe sociale superiore, mentre è raddoppiato il numero di persone fra i 35 e i 44 anni che vivono con i genitori. In conclusione, il sindaco Tiziano Tagliani (che si è trattenuto a lungo e a tratti anche in maniera divertita con l'Arcivescovo) non ha rinunciato a sferzare la platea. «Quanti di voi qui presenti hanno meno di quarant'anni? Nessuno di noi è preoccupato per il proprio futuro, ma non possiamo parlare di quello della città senza coinvolgere chi quel futuro per forza vivrà».

Gabriele Rasconi

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