Più export, meno dissesti Ferrara torna appetibile
Abete (Bnl) punta al mercato delle imprese con 10 milioni di fidi, non a Carife Il capo-economista della banca: bene l’agroindustria e le sofferenze calano
Arriva Bnl, la filiale italiana del gruppo Bnp-Paribas, ed è il segnale di come potrebbe trasformarsi il mercato bancario ferrarese in attesa di capire come finirà la partita Carife. Ieri a ‘presentarsi’ agli imprenditori ferraresi è sceso in auto da Torino direttamente il presidente Luigi Abete, forte del feeling saldato nel mondo dell’imprenditoria cattolica con Alfredo Santini, che è stato esplicito, nei limiti delle cautele del linguaggio da banchieri, sul modo in cui intende approfittare della crisi della Cassa per acquisire quote di mercato. Non certo comprando filiali o addirittura la banca di riferimento del territorio, «non c’interessano le manovre di riassetto del sistema bancario. La nostra crescita è basata sulla concessione del credito» ha risposto così Abete alle domande dei giornalisti, al termine della giornata di studi su Ferrara 2030. E in precedenza, nel suo intervento, aveva messo le carte in tavola per il nostro territorio, che fa parte di una regione dove Bnl ha 67 agenzie e 13 centri di private banking, e regala già al terzo gruppo italiano «una quota di mercato maggiore rispetto alla media nazionale».
Si parte da un’iniziativa specifica, un plafond di 10 milioni di euro «aggiuntivi», ha sottolineato Abete, da mettere a disposizione delle imprese ferraresi. Quali? «Chi ha i requisiti» ha subito precisato il presidente Bnl, rimandando ad un protocollo siglato da Antonio Schiavo, direttore territoriale retail e private nord est di Bnl, e l’Unione imprenditori e dirigenti cristiani, rappresentati a Ferrara dallo stesso Santini. Nella nota stampa diffusa subito dopo l’incontro, si fa riferimento ad un accordo «dedicato alle imprese associate attive sul territorio», per «favorire il consolidamento dell’attività d’impresa, lo sviluppo imprenditoriale - sia in Italia sia sui mercati internazionali - e la realizzazione di reti d’impresa fra gli associati». Significa che questi soldi sono messi a disposizione (non è detto siano spesi tutti) dei soli imprenditori Ucid, che a Ferrara sono 35? «Dovremo guardarci meglio nei prossimi giorni» ha detto nel pomeriggio lo stesso ex presidente Carife, che era apparso parzialmente spiazzato dai contenuti dell’annuncio di Abete.
Il battistrada Bnl era stato il capo ufficio studi, Giovanni Ajassa, che aveva messo a fuoco i settori più interessanti in prospettiva per la banca. L’aumento dell’export del 9% nel 2014 conferma infatti la tendenza di questi anni, «la vostra provincia è una delle poche in Italia ad avere un bilancio import-export in attivo nel comparto agroalimentare, nel quale l’Italia segna un deficit di 7,6 miliardi di euro». Negli anni della crisi, poi, i prestiti vivi alle imprese sono passati da 3,6 a 2,9 miliardi di euro, mentre le sofferenze sono salite da 731 a 1.036 milioni, per iniziare però una discesa a 941 milioni già a gennaio 2015: «Fino ad oggi non avevo mai visto una cosa del genere» ha sottolineato il capo-economista. Agroindustria e aziende export-oriented, quindi, sono gli obiettivi privilegiati, e gli spazi per un’apertura di credito si stanno aprendo.
E le banca locali come Carife? La tendenza alla internazionalizzazione del nostro sistema bancario è o no da incoraggiare? «Si tratta di una scelta individuale, non dev’essere nè un dogma nè un problema - ha chiosato Abete con i giornalisti - Per noi è stata un’esperienza molto positiva: da sesta banca italiana siamo diventati il terzo gruppo nazionale». Chissà cosa ne pensa Bankitalia.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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