Hera meno pubblica, il Comune dice sì
Ferrara d’accordo sul cambio di statuto della multiutility: enti locali al 38% nel 2017, si possono incassare subito 2 milioni
Rimanere nel nocciolo duro di azioni Hera per poi vendere un poi di azioni della multiutility e ricavare, già quest’anno, un discreto gruzzolo: un paio di milioni. È questo il progetto che traspare dalle mosse in preparazione a Palazzo Municipale, nel pieno di un agitato dibattito politico che sta mettendo in difficoltà, a Bologna, il principale azionista di Hera (cioè il sindaco Virginio Merola), e che a Ferrara decolla di fatto ora, con l’avvertimento del deputato Sandro Bratti. «Prima di scendere al di sotto del 51% del capitale di Hera, i sindaci emiliani dovrebbero pensarci bene - ha sillabato ieri Bratti, in veste anche di presidente Ecodem, la componente ecologista del Pd - È vero che il pubblico manterrà il controllo attraverso il patto di sindacato, ma così si alimenta il timore di un’uscita dalla gestione. Bisogna essere consapevoli del passo che si compie».
Il Comune di Ferrara la sua decisione l’ha già presa. Martedì in giunta, infatti, andrà la delibera predisposta dall’assessore al Bilancio, Luca Vaccari, sull’adesione alla modifica dello statuto di Hera che consente ai soci pubblici di scendere dal 51 al 38% del capitale nel giro di due anni, con un passaggio intermedio, entro il 2015, per poter mettere sul mercato il 3-4% del totale delle azioni. «Si tratta di una facoltà in capo ai sindaci, non di un obbligo - tiene a sottolineare Vaccari - Il sì alla modifica dello statuto implica la permanenza all’interno del patto di sindacato (nei mesi scorsi se n’era ipotizzata l’uscita, ndr), proprio per mantenere il nocciolo pubblico. Quale sarebbe, in caso, la quota ferrarese da vendere entro l’anno? Difficile dirlo ora, bisogna vedere cosa faranno gli altri soci». Il 27 aprile è prevista la riunione del patto di sindacato, il giorno dopo ci sarà l’assemblea di tutti i soci, e in quell’occasione si potranno fare i calcoli esatti. La quota proporzionale, per Palazzo Municipale, sarebbe di 1,2 milioni di azioni, che potrebbero fruttare sul mercato un paio di milioni.
La decisione definitiva sulla partecipazione ferrarese in Hera, con tutto quanto significa in termini di gestione dei servizi pubblici, è rinviata di un paio d’anni, e il giro di presentazione effettuato da Vaccari tra i circoli Pd, nei giorni scorsi, non ha fatto emergere particolari critiche nei confronti della delibera. L’1 dicembre, tra l’altro, il Consiglio comunale approvò un ordine del giorno per subordinare la permanenza di Ferrara nel patto di sindacato Hera, all’accettazione da parte della multiutility di una «autolimitazione in ordine al trattamento dei rifiuti negli esistenti impianti di termovalorizzazione siti nella regione Emilia Romagna entro i limiti autorizzativi attuali», per evitare il rischio dell’import di rifiuti; condizione che Hera, a quanto sembra, è disposta ad assolvere.
Il passo che si sta compiendo è comunque importante, e le oscillazioni bolognesi che mettono allo scoperto differenti posizioni all’interno di quella maggioranza di governo e dello stesso Pd, ne sono la prova. Qui s’inserisce Bratti a suggerire riflessioni supplementari e, in caso, a subordinare l’operazione a due condizioni. «Nel momento in cui si allentano i legami pubblici nelle aziende di servizio - è il suo ragionamento - bisogna istituire un’Agenzia ambientale regionale in grado di fare le istruttorie tecniche sui nuovi impianti, che siano centrali biogas o discariche per rifiuti speciali, raccogliendo così l’eredità della Provincia». L’attuale agenzia regionale, l’Atersir, è un mero organo di controllo e, a giudizio del deputato Pd, non è grado di svolgere bene neppure quella funzione: «È un’organismo fragile, va assolutamente potenziato. Tra l’altro, per i rifiuti non esiste un’autorità nazionale, a differenza che per l’acqua, quindi il ruolo dell’Atersir diventa fondamentale». Con questi due capisaldi sarebbe più indolore il calo di peso dei Comuni nella principale multiutility e soprattutto, sottende il ragionamento di Bratti, le gare per l’affidamento dei servizi sarebbero più garantite.
Stefano Ciervo
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