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convegno ucid: l’intervento del vescovo

«Ripresa possibile solo se l’uomo ritrova se stesso»

«Ripresa possibile solo se l’uomo ritrova se stesso»

«Ripartire dal mestiere duro d’essere uomo, dal mestiere di vivere, per arrivare a una concezione adeguata della vita». Parlando al convegno promosso dall’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori...

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«Ripartire dal mestiere duro d’essere uomo, dal mestiere di vivere, per arrivare a una concezione adeguata della vita». Parlando al convegno promosso dall’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), il vescovo Luigi Negri ha fornito, nel suo intervento “Ritrovare il coraggio di costruire il futuro” la sua proposta per rendere possibile la ripresa economica. «Questa ripresa ha bisogno di un soggetto, di strumenti analitici, di aiuti, di nuove sinergie, di nuove solidarietà che vadano oltre ciò che è già stato consolidato. Nel bene e nelle difficoltà c'è bisogno di una novità, ma quello che io voglio proporre qui è il soggetto di questa novità. Se non c'è un soggetto adeguato - e adeguato vuol dire cosciente della sua identità e responsabile della sua missione - anche tutta la progettualità analitica rischia di non riuscire a promuovere quello che potenzialmente potrebbe promuovere». Ma qual è questo soggetto? Si chiede monsignor Negri.«Io non voglio fare un discorso sul soggetto cristiano ma sul soggetto umano. Se il soggetto umano, in molti o in tutti, si declina poi secondo le movenze di un'esperienza di fede, questo è un problema personale. Questa potenzialità è colta dalla coscienza umana. La coscienza umana, per chi crede come me, è la cosa più vicina a Dio. Coscienza vuol dire consapevolezza delle responsabilità che si riferiscono all'uomo che vive, e l'uomo che vive è chiamato a svolgere una posizione culturale non nel senso specialistico della parola ma nel senso sostanziale. L'uomo fa cultura perché è uomo». Da qui dunque si deve partire, ribadisce il vescovo: «l'uomo deve riscoprire la sua ineludibile vocazione a imparare a vivere da uomo, ripartire dal mestier duro d'essere uomo, dal mestiere di vivere».

« Se evitiamo questa partenza - ammonisce Negri - e pensiamo che la soluzione possa essere scaricata altrove, a livello di analisi economica, sociale e psicologica, siamo in errore». L’uomo, prosegue l’arcivescovo «è un’unità di intelligenza e affezione. Per fortuna non è solo intelligenza che, se concepita come fattore esclusivo, ha generato le peggiori ideologie del secolo scorso, un secolo di idee assassine. Ciò che sta all'origine di questi massacri o di questi genocidi terribili, che sono cominciati verso gli Armeni in Turchia - come giustamente e coraggiosamente ha detto Papa Francesco - sono le idee». «Quasi quotidianamente - ha concluso il vescovo - medito una delle opere più grandi della letteratura e della spiritualità cristiana, "I Promessi Sposi", e in particolare il dialogo insuperabile fra il cardinale Federigo Borromeo e un suo meschino prete, don Abbondio. E vedo affermarsi in don Abbondio un disagio che poi fiorisce in un cambiamento. A un certo punto don Abbondio dice: "Avrò sbagliato Eminenza, ma il coraggio uno non se lo può dare" e la risposta di Federigo, straordinariamente attuale e pertinente per ciascuno di noi, è: "Sì!, ma si può chiederlo e nella misura in cui lo si chiede lo si può ottenere". La grande valvola per il nostro coraggio è la nostra amicizia».