La Nuova Ferrara

Ferrara

Stalking, Rocky Pilastro finisce in cella

di Daniele Predieri
Stalking, Rocky Pilastro finisce in cella

Con doppia identità su Facebook perseguitava con minacce e botte minorenni: in 8 anni ne ha terrorizzati una decina

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Lo hanno ammonito, processato e dopo le condanne affidato ai servizi sociali. Ma non è servito, non è bastato a convincerlo a non più terrorizzare, perseguitare, minacciare e picchiare ragazzini tra i 14 e i 16 anni che lui frequentava, ai quali imponeva con la paura una amicizia «malata», facendo il super-bullo con loro visto che ha oltre 25 anni.

Niente bullismo. Il bullismo stavolta non c’entra, perchè il ragazzo 25enne, D.P., è diventato troppo pericoloso per tutta la città: per questo motivo, per i troppi episodi gravi di persecuzione, ieri mattina i poliziotti sono andati a casa sua e gli hanno notificato un ordine di custodia in carcere, firmato dai magistrati per episodi seriali di stalking.

Quelle amicizie malate. Perché gli episodi sono oltre una decina, in 8 anni di stalking, le vittime sono solo maschi (anche se non c’è nulla di sessuale nelle sue persecuzioni) e venivano minacciate con profili falsi su Facebook, intestati a ‘Il trapanatore’, ‘Rocky Pilastro’, ‘Francesco Santagata’, bersagliati con messaggi su Ask, Whatsapp o sms a raffica. Non solo alle vittime: anche i loro amici, che arrivava a picchiare per convincerli a convincere le sue vittime a non troncare il rapporto «malato» di amicizia che lui imponeva a tutti (in un caso, ai Lidi, fece inginocchiare un ragazzino e lo schiaffeggiò dicendogli di dire alla vittima che doveva tornare ad essere suo amico).

La svastica fuori casa. Le ultime sue vittime sono due, un ragazzino di 16 anni di Copparo e uno di 15 di Ferrara. Su quest’ultimo anche azioni di stalking razziale, perchè di famiglia di origini ebraiche, che si sono concretizzate disegnando una svastica davanti casa del ragazzo o bruciando il portone della casa in centro città per ben due volte e danneggiando i campanelli con un martello. Del resto, è accusato dall’età dei 18 anni fino ad oggi di aver fatto delle pressioni persecutorie la sua arma, e per questo è stato ritenuto pericoloso a tal punto da costringere i giudici, gip Silvia Marini e pm Ombretta Volta, a ordinare per lui l’arresto in carcere.

Niente risultati negli anni. Arresto diventato l’epilogo di un crescendo senza limiti, contro cui nessun provvedimento aveva ottenuto risultati: lo stalker 25enne è stato ammonito 4 volte dal questore (è la misura che precede l’arresto), ha subito ed è stato condannato in 4 processi, alcuni pendenti, e in 8 anni ha imposto le sue pressioni ad una decina di altri ragazzini.

Una famiglia difficile. Alle spalle, spiegano dalla Polizia, il 25enne ha una famiglia difficile e davanti a sè una vita passiva, visto che non ha attività se non quella di lavorare come stalker da casa sua. Proprio per questo, spiega il dirigente della squadra mobile Andrea Crucianelli, gli arresti domiciliari in casa non sono nemmeno stati valutati dal giudice: usava i computer dalla sua stanza per mettere in atto le azioni di stalking seriale.

Andava fermato. «Questo ragazzo andava fermato e gli episodi sono talmente gravi che i giudici hanno valutato la detenzione in carcere come il provvedimento più adeguato, per fortuna non vi sono stati casi di violenza fisica grave, ma psicologica».

Famiglie devastate. Violenza psicologica, di fatto, ancor più devastante e destabilizzante, per le famiglie e per i ragazzi vittime dello stalker seriale: costretti a cambiare vita, a non uscire più di casa, ad esser scortati dalla polizia, tutti obbligati a vivere blindati la propria esistenza e a nascondere i propri spostamenti.

Gli episodi recentissimi. Gli ultimi due episodi sono dal febbraio all’aprile scorsi. A nulla, ribadiamo, erano serviti i provvedimenti adottati nei confronti dello stalker: tra il 2010 e il 2012, ad esempio, il ragazzo dopo una condanna ebbe come pena l’affidamento ai servizi sociali: bene, mentre era «sotto controllo» dei servizi aveva continuato a perseguitare le sue vittime (altre rispetto le ultime due) e fu oggetto, allora, dei primi 2 ammonimenti del questore.

Lettera e minacce di morte. Su di lui anche sospetti, ipotesi di altri fatti che al momento non hanno ancora la sua paternità. Nel giorno di Natale scorso al ragazzo di Ferrara oggetto di stalking razziale arrivò in casa una lettera anonima con minacce di morte, confenzionata con i soliti caratteri di ritagli del giornale. Ed è proprio con questo ragazzo di Ferrara che lo stalker ha raggiunto l’apoteosi della sua diabolicità (pericolosa). Con i profili falsi (di Rocky Pilastro, Giuseppe Iacono o altri) che inventava su Facebook, si creava una doppia identità e assumeva il ruolo di persecutore e difensore della stessa vittima: inviava messaggi con il fake, dicendo alla vittima «se non sei amico di D.P. te la faccio pagare».

Difensore e persecutore. Poi lui, D.P. il 25enne, assumeva il ruolo di difensore contro le fantomatiche persone che avevano inviato quelle minacce. Nel caso del ragazzo di Ferrara, addirittura andò dalla madre a rassicurarla: «Non si preoccupi, io difenderò suo figlio da quelle persone». Ora potrà farlo, per fortuna standosene in carcere, lontano da Piazza Ariostea e dai ragazzini che la frequentano.

Amicizie di Piazza Ariostea.

Perchè era qui che iniziava le amicizie con le vittime, che poi coltivava con la sua «malattia». E amplificava con computer, tablet, telefonini: a casa aveva attrezzature da hacker, con cui si costruiva la doppia identità di Rocky Pilastro e tanto altro.

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