Santini, il Santo e l'Abate: la Ferrara che non t'aspetti
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
È nato il diciannove agosto 1934. Chi predica il rilancio di Ferrara e il rinnovamento nei prossimi decenni ha quindi ottant'anni suonati. Alfredo Santini.
Non è quel che si dice una new entry, un personaggio nuovo di zecca. Va e viene nel presente di Ferrara che è un piacere. Giovedì ha voluto e organizzato il convegno sul futuro economico della provincia, sponsorizzato e testimoniato da Luigi Abete, presidente della Bnl. La buona novella: questo istituto mette a disposizione degli imprenditori ferraresi fidi per 10 milioni di euro, purché siano iscritti all'Ucid, Unione cattolica imprenditori e dirigenti. Amen.
In sintonia con la serie di film “a volte ritornano”, Santini è l'uomo immarcescibile che ha presieduto per dodici anni l'ultima stagione della Carife, alle soglie del patatrac del commissariamento. Potente per davvero.
C’è chi lo dipinge come il Cardinale, chi invece preferisce abbreviarlo come il Santo. È presidente dell’Ucid provinciale, e gentiluomo di Sua Santità dagli anni Novanta, quindi erede di quello che fu l’antico ordine dei Camerieri segreti di spada e cappa, che oggi Papa Francesco vorrebbe abolire. Per coloro che credono nel passato che non passa, ecco, il cavaliere di Gran Croce Santini è uno di quegli accumulatori di potere che va anche quando gli si stacca la spina del tempo.
Ha ancora parecchio benedetto potere se si considera che giovedì nell’auditorium della Camera di commercio (di cui fu segretario generale prima della scelta mediata e mediana che lo fece ascendere alla presidenza Carife) c’erano tutti ad ascoltare il dibattito fluviale. Tema: “Ritrovare il coraggio di costruire il futuro”. Folla. Adunanza generale.
C’erano tutti quelli che contavano e contano nella Ferrara contemporanea. Domanda: non è cambiato niente dall’epoca precedente la crisi economica, i travagli politici, il commissariamento Carife, oppure io non ho capito nulla? E spiego perché. Santini ha aperto il convegno avvertendo che, a chiusura dei lavori, Abete avrebbe annunziato novità di assoluto interesse per Ferrara. Per l’immediato futuro economico del territorio. Come dire: state qui, non mollate la poltrona, tenete duro, perché la sorpresa è nel finale.
Con ingenuità molti presenti (i giornalisti per primi) hanno cominciato a congetturare cose da fantascienza bancaria. Vuoi vedere che Santini già nocchiero di Carife ha preparato la riscossa e fa dire al presidente Bnl cose che riguardano il futuro dell’istituto di corso Giovecca? Vuoi vedere che Santini ha progettato una rivincita e prova a manifestarsi come il salvatore? Impossibile, perché i commissari hanno le bocche cucite e la Banca d’Italia pretende che non voli una mosca (e non scherza)…
Questa attesa si è rafforzata quando, in un corridoio, è stato riferito a Santini che il giorno prima il sindaco Tagliani aveva detto in pubblico che «siamo a valle di una gestione non oculata, anzi, dissennata, di un patrimonio della città». La reazione di Santini in corridoio è stata cardinalizia e vibrante: «Di queste cose, della Carife, non voglio parlare… Forse si riferiva alla gestione successiva… Certo che se mi domandassero qualcosa della politica tenuta dal Comune, ci sarebbe da spararsi».
Nell’auditorium mi sono guardato intorno. A un metro da Santini, al tavolo dei relatori c’era Tagliani (solo l’arcivescovo Negri lo separava dal gentiluomo di Sua Santità Santini). E in sala era seduto il successore dello stesso Santini alla presidenza di Carife, Lenzi. Su un’altra poltrona stava il presidente della Fondazione Carife post sconquasso Maiarelli. Cioè, in dieci metri quadrati stazionavano il prima e il dopo, proiettili e bersagli, cerchi e botti, incudini e martelli. Un cortocircuito silenziato dalla celebrazione della solenne messa pontificale economica alla quale mancava soltanto lo scambio di un gesto di pace (per quel momento).
Mi pare che l’unica concretissima notizia esondata dal convegno sia stata la riscossa di un prodotto d’antica vocazione ferrarese, vero e pratico: la pera Abate. Anch’essa qualcosa di santo ha.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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