La Nuova Ferrara

Ferrara

Coppie di fatto

<Noi cattolici discriminati dal Comune>

Lo Scalone del Municipio
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Lo Scalone del Municipio

La protesta di tre persone: <Abbiamo partecipato con entusiasmo all'incontro sulle unioni civili, ma le nostre opinioni sono state censurate>

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Silvia Vayra, Carlotta Moro e Filippo Irone sono tre cattolici che hanno partecipato, su invito del Comune, agli incontri promossi dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione, Formazione Pari Opportunità sul tema "Nuovi diritti nuove famiglie, incontri partecipativi di discussione e raccolta proposte su convivenze, affetti, differenze discriminazioni". Si tratta di sei incontri la cui principale finalità è raccogliere proposte sulla regolamentazione dell’Elenco delle unioni civili del Comune di Ferrara.


«Siamo stati invitati ricevendo una convocazione personale - scrivono i tre - "perché è importante che su questi argomenti portiamo il nostro contributo, per mostrare che il mondo cattolico è disponibile, anche su temi sensibili a dialogare e confrontarsi con serenità e rispetto reciproco e avendo qualcosa di importante da dire". Abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta». Ma poi Vayra, Moro e Irone si sono sentiti discriminati, presi in giro e hanno scritto una lettera per protestare.


Tutto bene all’inizio. Al primo incontro - riferiscono - il sindaco Tagliani ha introdotto i lavori sottolineando lo scopo e il metodo degli incontri: “la Giunta ha deciso di non procedere con forza imponendo autoritariamente delle decisioni, ma in un dialogo aperto con le famiglie che possono esprimere le ragioni all' interno della vita sociale...mettendo a confronto tutta una serie di dati che entrano dentro il problema cercando di scoprire le ragioni profonde delle diverse posizioni che su questo tema si confrontano... L'obiettivo di chi amministra la città è quello di stare vicino alle persone nella loro dimensione individuale e di vita associata... Prima di tutto è una esperienza di confronto. Fare un percorso di valorizzazione dell'esperienza che giri intorno alla maternità e alla paternità in maniera significativa”.

 «Si sono aperte le danze, ed è emerso subito tutto il desiderio di dialogare e di esprimere le proprie ragioni. Ma che sorpresa quando il giorno prima del secondo incontro arriva il "report" che - nelle note metodologiche redatte dalla "facilitatrice" - precisa lo scopo del percorso: unicamente quello di riempire di contenuto il registro delle unioni civili, con riconoscimento di tutele a favore delle coppie omosessuali. Gli interventi che non vanno nella direzione di tali obiettivi sono censurati perché ritenuti non pertinenti; non verranno inseriti nel documento finale inviato alla Giunta Comunale».


Per i tre è incomprensibile l’operato della «Società Punto 3, incaricata (e pagata) dal Comune di Ferrara» di fare la sintesi dell’incontro: «Anziché valorizzare tutti gli interventi e le posizioni, discrimina all'origine decidendo quali siano pertinenti e quali no: se non condividi l'obiettivo già stabilito all'inizio dei lavori sei cancellato! Ma allora perché ci avete invitati? Perché è stato costruito questo teatrino egemonico, antidemocratico e discriminatorio? A questo punto ci piacerebbe sapere anche quanto è costato il giochino! E magari sapere quali strategie comunicative saranno messe in atto per strumentalizzare le realtà coinvolte: strumentalizzare non è bello, e neppure essere strumentalizzati».


«Non vogliamo essere trattati da burattini ma da persone, e per questo non ci servono incontri dove la nostra personalità e la nostra identità vengono censurate e represse, bensì luoghi in cui ci sentiamo provocati a riscoprire la nostra vocazione a vivere da uomini e donne impegnati con noi stessi e con la realtà. Questo per noi è il ruolo autentico che le Istituzioni devono garantire ai cittadini, certi che la comune radice umana potrà essere l'unico "facilitatore del dialogo", e solo partendo da essa potrà nascere un'amicizia che supera le differenze, e aiuta a vivere da protagonisti la costruzione del bene comune».
 

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