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Mazzette sotto il Duomo, il processo

di Daniele Predieri
Mazzette sotto il Duomo, il processo

Il 6 maggio l’udienza gip: la procura chiede il giudizio per cinque ricatti su bar, pasticceria, gelateria, pizzeria e agriturismo

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E’ stata velocissima l’inchiesta sulle ‘tangenti sotto il Duomo’ visto che dopo soli 5 mesi i due imputati, Leopoldo Lunadei, funzionario Agenzia entrate e il complice, il rappresentante di commercio Maurizio Palma, dovranno già presentarsi davanti ai giudici: l’udienza preliminare è fissata al 6 maggio, dove il gup Silvia Marini valuterà le loro posizioni per cui la procura (pm Filippo di Benedetto e il procuratore capo Bruno Cherchi che firmato l’atto della richiesta di rinvio a giudizio) ha chiesto il processo per 5 episodi, 4 di concussione e una tentata. Vediamoli sintetizzando l’atto d’accusa da cui i due si difenderanno coi loro legali (Bova e Marzola per Palma, Bramante e Bolognesi per Lunadei) mentre le vittime dei presunti ricatti potranno costituirsi parte civile.

Tangente sotto il Duomo. La prima tangente scoperta nell’inchiesta, quella che portò alla scoperta del caso e all’arresto dei due attuali imputati, è quella richiesta al titolare del bar-pasticceria Leon d’Oro, nei pressi del Duomo. I due lo costrinsero a pagare 10mila euro per evitare possibili futuri esiti negativi del controllo fiscale sullo studio settore 2011 che Lunadei aveva terminato il 5 dicembre. Il 9 dicembre, dopo contatti tra il titolare, Palma e Lunadei, scatta la consegna dei soldi: ma il Leon d’Oro avvisa la Finanza del ricatto subito che fa scattare il blitz. Palma viene arrestato sotto il Duomo con i 10mila euro in tasca appena presi dal titolare del Leon d’Oro, mentre Lunadei viene arrestato in casa sua.

Mazzetta dal gelataio. Poi, nell’inchiesta, sono emersi altri fatti: nel novembre 2014, poco prima della mazzetta sotto il Duomo, Lunadei e Palma incassano 10mila euro dal titolare della gelateria K2. Anche in questo caso Lunadei sta controllando l’azienda per verificare uno studio di settore anno 2011, che terminerà il 17 novembre. Palma contatta più volte il titolare della gelateria, esibendo addirittura copie di fogli del controllo fiscale in atto (quelli di Lunadei). Gli riferisce, per convincerlo, che la posizione della gelateria era irregolare e che per sistemare tuto si doveva pagare: 10mila euro.

La pizzeria non abbocca. Sempre nel novembre 2014, secondo l’accusa, Palma e Lunadei propongono al titolare della pizzeria Pippo, soggetta a controllo di studi di settore 2011 (non da parte di Lunadei), di consegnare 3000 euro per evitare anche in questo caso problemi, perchè - diceva Palma al titolare della pizzeria - la sua posizione «era messa male». Il titolare poi ha rifiutato e ha denunciato il tentativo di ricatto (dopo che il caso era scoppiato) alla Finanza.

Il bar -pasticceria pagò. Pochi mesi prima, settembre 2014, il duo Lunadei-Palma si era fatto vivo nel bar-pasticceria Kristal che pagò una mazzetta di 2500 euro dopo il ricatto subito: anche in questo caso, per convincere il titolare, Palma si presentò a lui esibendo i fogli dell’accesso fiscale in corso (controlli studi di settore 2011), terminato il 15 ottobre: i 2500 euro vennero consegnati in contanti a Palma.

E spunta l’agriturismo. E’ stata l’ultima mazzetta scoperta, la prima messa a segno, in giugno, da Lunadei e Palma secondo l’atto di accusa. Sotto controllo fiscale finisce l’Agriturismo La Sapienza di San Nicolò d’Argenta, verifica sull’Iva e imposte dirette, eseguita da altri funzionari Agenzia entrate, che finisce il 16 luglio: in questo caso i 3000 euro vengono consegnati cash, a Lunadei. Ma era stato Palma, dopo aver saputo dal titolare dell’agriturismo della verifica in corso, a metterlo in contatto con Lunadei: da qui gli incontri col titolare, in cui venivano discussi i modi per evitare o limitare gli esiti della verifica. Lunadei che fece da consulente, incassò i 2500 euro per le spese sostenute per il proprio interessamento e per ‘sistemare le cose’. Per la procura è concussione.

Valuterà tutto il giudice.

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