«All’ateneo serve un rettore-manager»
Unife, scende in campo Piero Olivo, ex preside di Ingegneria: contro l’egemonia di Bologna alleanza con Modena e Parma
La sua Bologna è stata la culla dell’università più antica del mondo. Eppure del blasone dell’Alma Mater, il professor Piero Olivo, 58 anni, uno dei tre candidati alla carica di rettore di Unife (gli altri due sono il biochimico Francesco Bernardi e il medico-manager Giorgio Zauli), non si fida e non lo nasconde. Dal suo ufficio al terzo piano del Dipartimento di Ingegneria, in via Saragat, a Ferrara, dove insegna elettronica, il confine del Reno non appare poi così lontano. Ma da quel punto di vista ogni distanza si accorcia e la città estense assume la forma un morbido cuscinetto.
Evitare il declino
«Ferrara è fuori dalla via Emilia e si trova sulla linea che unisce Bologna a Padova, due città importanti sedi di grandi università – sintetizza l’ex preside di Ingegneria, responsabile del Presidio di Qualità dell’ateneo estense - L’egemonia di Bologna è nei fatti, se Unife punta a crescere e non solo a sopravvivere deve allearsi con altri due poli di medie dimensioni, come Modena e Parma». Solo così potrà evitare il declino e intercettare i flussi finanziari che sostengono la ricerca. «Bisogna prenderne atto – sottolinea convinto il docente – lo Stato italiano non investe in questo campo. Si deve fare lobby dove le risorse ci sono, cioè in Europa. Per questo motivo dobbiamo mettere insieme le forze e stringere accordi forti».
Un asse che potrebbe rappresentare, rimarca il docente, una opportunità per tutta la città «che non ha industria e vive di turismo e di servizi, università compresa. Per questo se penso alla figura del rettore oggi dico che deve essere un manager – prosegue Olivo – L'ateneo è una macchina complessa e chi la guida deve sapere dove andare, soprattutto deve trovare il carburante per farla marciare, cioè i soldi». Il motore deve essere abbastanza potente da muovere un convoglio che trasporta 600 docenti, 500 tra tecnici e amministrativi e quasi 20mila studenti.
Parola d’ordine: semplificare
Pasquale Nappi ha tenuto il volante per cinque anni. «Ha difeso e rafforzato il ruolo della ricerca sviluppando il lavoro avviato da Patrizio Bianchi che lo ha preceduto», riconosce Olivo. Ma avrebbe potuto fare di più sul fronte amministrativo. «La nostra università in passato ha vinto premi per l’innovazione nella pubblica amministrazione e ha avuto la capacità di essere propositiva,
di fare scuola. Nell’ultimo quinquennio questa spinta si è esaurita e ora bisogna riprendere il passo», ribadisce l’ex preside che annuncia con piglio deciso: «Se sarò eletto, il primo atto sarà la scelta con bando pubblico di un direttore generale con esperienza amministrativa universitaria. Bisogna restituire fiducia e motivazione al personale e bruciare le tappe, siamo indietro con l'informatizzazione e con la semplificazione amministrativa». Il rettore dovrà garantire «una migliore condivisione delle scelte e una più diffusa consapevolezza degli obiettivi. Il senso di appartenenza oggi è fondamentale. Ogni docente deve sentirsi incentivato, solo così si può sostenere concretamente la ricerca e ottenere credito laddove si gestiscono le risorse».
Premiare la competenza
Al contrario di quanto ha fatto un concorrente nella corsa al rettorato, Francesco Bernardi, che ha già presentato la sua squadra, Olivo non elenca nomi e futuri possibili incarichi dei principali collaboratori. «Non indico possibili grandi elettori – punzecchia il docente di Unife – chi collaborerà con il rettore, se sarò eletto, dovrà possedere soprattutto un requisito: la competenza».
Così si arriva al ruolo degli studenti. «Sono la ricchezza della nostra università, un patrimonio da coltivare – scandisce Olivo – Deve essere riconosciuto il valore aggiunto di chi viene a Ferrara a studiare e poi torna a casa con un giudizio positivo sulla nostra università. Sono loro il nostro biglietto da visita. Chi vuole sminuirne il ruolo e li considera solo un fastidio fa male all’ateneo e alla città. Perché Ferrara ha bisogno dell’università: se l’ateneo cresce ne beneficia tutta la comunità. Ma vale anche il ragionamento contrario».
Medicina 2016: anno decisivo
Eccoci quindi al tasto dolente di Medicina. «Il rischio di perdere il secondo triennio a vantaggio di altre università non bisogna nasconderlo, esiste. Per chi studia a Ferrara raggiungere Cona è un conto, se dovesse andare al Sant’Orsola…E mi fermo qui – paventa Olivo che riserva più di qualche attenzione a cosa si muove nell’ex facoltà più attrattiva dell’ateneo – Se questo avvenisse ne risentirebbe tutta l’Università e sarebbe l'avvisaglia di una fase di declino. Medicina deve rafforzarsi, entro il 2016 molti docenti che hanno rappresentato un punto di riferimento per l'ateneo e per l'ospedale andranno in pensione. Dovrà essere garantito un ricambio adeguato, bisognerà definire assieme al nuovo direttore generale del Sant’Anna un progetto forte e condiviso».
Ma l'obiettivo di offrire agli studenti una formazione di alto livello «è una nostra peculiarità anche in altri dipartimenti, ne ricordo uno - esemplifica l’ex preside - quello di Architettura».
La sfida della qualità
«Siamo un ateneo “medio” – conclude Olivo – e se la dimensione ci danneggia rispetto a strutture molto più grandi in una fase in cui si applica ai conti il criterio della revisione della spesa, ci dà però una marcia in più se il punto di vista si sposta sul versante della qualità dello studio e della vita. Dobbiamo imparare a considerarla una risorsa dell’università e della città e avere il coraggio di rafforzare questo legame tra due soggetti forti puntando sugli obiettivi, non privilegiando gli accordi sulle persone».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
