Calunnie al docente di giurisprudenza
Studentessa patteggia 1 anno dal gip: denunciò mail e sms minacciosi in facoltà, era lei a spedirli e cade lo stalking sul prof.
Il caso fece rumore all’interno della facoltà di giurisprudenza. Lo fa ancora oggi nonostante siano fatti del 2010. Nonostante il massimo riserbo delle parti coinvolte - e interpellate - nel processo concluso ieri a carico di una studentessa della facoltà che denunciò di aver ricevuto mail e sms minacciosi, da anonimi, dall’interno della facoltà, che in realtà si sarebbe spedita da sola.
Stalking da anonimi. Il caso iniziò con indagini per stalking che alla fine squadra mobile e procura hanno trasformato in un boomerang per la ragazza: da vittima di reato è diventata imputata di calunnia e stalking verso un professore della facoltà e una studentessa sudamericana, verso i quali avrebbe orientato le sue iniziali accuse. Impropriamente, poichè - secondo gli inquirenti - era lei stessa a spedirsi le mail di minaccia. Anche se occorre dire che la responsabilità dei messaggi, - i primissimi, del 2010 - nella totalità, potrebbe non essere del tutto sua, anche di altri studenti, rimasti anonimi nelle indagini, della facoltà, che segnalavano quantomeno una situazione problematica all’interno di giurisprudenza.
Meglio patteggiare. Così, con il suo legale, la studentessa ha preferito patteggiare e chiudere l’intera vicenda, incassando ieri dal gip Silvia Marini la pena di un anno per il reato di calunnia nei confronti dei due, prof. e l’altra studentessa, solo parti lese e non parte civile al processo. Mentre il reato di stalking verso il professore, per messaggi personali che il docente avrebbe ricevuto, è stato cancellato dalla remissione di querela.
Un caso ancora non chiaro. Il caso, complicatissimo, offre poche certezze processuali, vista la conclusione col patteggiamento, mentre il fatto, pur tenuto molto riservato, fece rumore a giurisprudenza, e in città in questi anni, per le indagini svolte all’interno su altri possibili indagati che mai sono stati tali, visto che le mail partivano anche dai computer della facoltà, usati da tanti, con codici di accesso tracciabili e su quelli si dovevano svolgere esami tecnici.
5 anni fa la denuncia. Il caso inizia nel 2010 (solo oggi, dopo 5 anni, per diversi motivi, arriva a conclusione) quando la studentessa denuncia di ricevere mail e messaggi minacciosi: «Stai attenta», «Te la facciamo pagare» «Te la faranno pagare». Lei stessa, non ne spiega i motivi in un primo momento. Poi, ascoltata dagli inquirenti fa riferimenti, pur generici, al professore e alla studentessa sudamericana (da qui poi, a ruoli ribaltati, l’accusa di calunnia).
Incastrata da telecamere. Polizia e procura indagano, entra in scena la polizia postale che cerca di capire chi ha inviato mail, dai computer della facoltà. Non si arriva da nessuna parte, per farlo, con atti di garanzia, occorre indagare tante persone. Troppe. Passa il tempo e con un’altra attività investigativa si capisce di più. Aiutati da intercettazioni ambientali, telecamere piazzate sopra i computer usati dalla studentessa, quindi riscontri delle celle telefoniche e perquisizioni nella casa di lei, gli inquirenti riscontrano che si spediva le mail da sola.
Lei non ha spiegato. Perchè? Lei stessa non l’ha mai spiegato. Mai si è fatta interrogare. E ha chiuso con il patteggiamento (non è ammissione di responsabilità processuale, insegnano codice e scuola) evitando processo pubblico e strepitus.
Daniele Predieri
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