«Le strategie le fa Hera Più controllo dei Comuni»
Cgil e Uil si oppongono alle vendita di azioni: già così il pubblico conta poco Legami allentati con il territorio e -130 posti. Polemica sul mancato dibattito
La concentrazione dei servizi ambientali nel colosso Hera ha prodotto dei vantaggi, come una migliore qualità, più investimenti e la raccolta rifiuti migliorata. Però, sottolineano Cgil e Uil, i problemi in questi anni non sono mancati: «l’indebolimento del legame con il territorio, soprattutto dopo la soppressione delle Sot»; gli aumenti tariffari; la perdita di 130 posti di lavoro rispetto ad Agea-Acosea, per mancato turnover e trasferimenti a Bologna. «L’impressione è che ci sia stata da parte dei Comuni soci una scarsa capacità di dettare la linea strategica, che è l’azienda a definire; e se questo è successo con la partecipazione pubblica al 57%, figuriamoci cosa potrà succedere quando scenderà ben al di sotto» hanno spiegato, quasi con le stesse parole, i segretari di Cgil e Uil, Raffaele Atti e Massimo Zanirato, ai membri della commissione controllo dei servizi pubblici. Sono queste le motivazioni del no da parte di due sigle confederali su tre (la Cisl ieri non era presente) alla modifica dello statuto di Hera, e del patto di sindacato tra i Comuni soci, che anche l’assessore ferrarese Luca Vaccari porterà la prossima settimana all’approvazione dell’assemblea, per consentire appunto di vendere azioni fino a scendere complessivamente al 38% del capitale.
I sindacati hanno sottolineato il rischio di svendita azionaria e sottolineato il fatto che Bologna, primo azionista, ha «siglato un accordo per non vendere». Hanno inserito, Atti e Zanirato, nella carpetta consegnata a tutti i consiglieri il protocollo d’intesa siglato nel febbraio 2012 dai sindacati e dal rappresentante del patto di sindacato, il sindaco imolese Manca, «nel quale c’è scritto esplicitamente e inequivocabilmente che il pubblico non doveva scendere sotto il 51%. Se la firma di un rappresentante delle istituzioni può essere disattesa così facilmente, senza neanche parlarne con gli altri firmatari - ha insistito in particolare il segretario Cgil - significa che vale poco. Si dovrebbe riflettere sulle conseguenze di questo comportamento, la partecipazione al voto regionale è significativa». I sindacati chiedono di non modificare lo statuto o, in subordine, d’impegnarsi a non cedere azioni «fino a quando non vengono garantite forme di controllo pubblico»: l’idea è la governance duale.
Il dibattito si farà direttamente lunedì in consiglio, ieri i commissari non hanno potuto parlare perché si dovevano presentare altre delibere: «Siamo esterrefatti, è un fatto grave sotto il profilo democratico» hanno commentato Cgil e Uil.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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