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i gruppi difesa delle donne

Staffette e casalinghe antifasciste

Staffette e casalinghe antifasciste

In municipio inaugurata la mostra “Libere di essere Resistenti”

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Fotografie in bianco e nero e documenti ingialliti dal tempo spiccano sui pannelli della mostra “Libere di essere Resistenti” inaugurata ieri nel Salone d'Onore del Municipio. Una esposizione che racconta storie di donne, persone comuni che hanno contribuito alla Liberazione: partigiane, staffette, casalinghe, tutte accomunate dalla forza della causa comune nei Gruppi di Difesa delle Donne. La mostra, allestita dalle volontarie dell'Udi in collaborazione con il Museo del Risorgimento e della Resistenza e con l'Istituto di Storia Contemporanea, è un'opportunità per conoscere e riportare alla luce i volti delle donne senza le quali non sarebbe esistita un'importante pagina di storia, e non c'era occasione migliore che il 70º anniversario della Liberazione. All'inaugurazione gli assessori Massimo Maisto e Annalisa Felletti si sono dichiarati soddisfatti della sinergia ancora una volta dimostrata dagli enti coinvolti, nonché dalla produttiva cooperazione con le classi della scuola Dosso Dossi: una delle sezioni della mostra presenta i lavori svolti dai ragazzi e dalle ragazze di due classi dell'Istituto, che hanno ideato e disegnato, operando in gruppo, un progetto di un bassorilievo da posizionare al parco Massari, ispirandosi alle letture e agli scritti esaminati in classe e negli incontri con Udi: «Gli studenti hanno utilizzato diverse tecniche pittoriche - ha spiegato la docente Silvia Pagnoni - il lavoro di documentazione è stato proposto ai ragazzi come multidisciplinare, tutti i professori hanno contribuito". "Di queste donne, nonostante avessero ottenuto dei riconoscimenti, non era rimasta memoria - ha dichiarato poi Micaela Gavioli (Udi) - cerchiamo oggi di dare loro voce e recuperare il loro ricordo: furono le donne le protagoniste della Resistenza civile". Anche Antonella Guarnieri, del Museo del Risorgimento, e Anna Quarzi, dell'Istituto di Storia contemporanea, si sono dichiarate entusiaste della mostra.

Irene Lodi

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