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Auto investe cerbiatto in via Diamantina

Auto investe cerbiatto in via Diamantina

L’animale, in fin di vita, è stato soppresso. E’ il primo ‘incontro’ del genere a Ferrara

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Non ha capito bene cosa i fari della sua auto avevano illuminato, e in ogni caso l’animale (all’inizio aveva pensato ad un cane) era troppo grande e troppo vicino, ormai, per poterlo evitare. Così c’è stato l’urto piuttosto violento ma quando l’automobilista, rimasto sostanzialmente illeso, è sceso per verificare cosa aveva colpito, la sorpresa è stata notevole: sull’asfalto stava boccheggiando un giovane cerbiatto. È successo verso le 22 in via Diamantina, nelle vicinanze dell’incrocio con via Ponti Sette, una zona di campagna scarsamente illuminata ma priva d’importanti macchie boschive, che sono l’habitat di questi animali. Superato il momento di sorpresa, l’automobilista ha chiamato soccorsi e sul posto è giunta una pattuglia della Polizia municipale di Ferrara (il luogo dell’incidente è ancora all’interno del perimetro comunale): poco da fare dal punto di vista della viabilità, ma bisognava prendersi cura del cerbiatto che era ancora vivo.

Così è scattata la richiesta d’intervento del Servizio veterinario dell’Asl, che ma inviato sul posto i suoi specialisti: c’è stato ben poco da fare, però, visto che l’animale aveva subito un trauma irreversibile, ed è stato soppresso. Si trattava di un esemplare maschio, giovane, in salute, del peso di una trentina di chili. In giro non ci sono allevamenti e il cerbiatto sembrava di provenienze naturale, il primo a memoria di veterinario ad essere osservato nel territorio comunale.

Da dove veniva? È probabile che quell’incontro mortale sia stato l’epilogo di un viaggio migratorio, iniziato forse nelle valli del Delta, o più probabilmente nell’Appennino modenese e bolognese, dove vivono numerosi cerbiatti. Quello di Diamantina potrebbe essere disceso a valle attraverso le anse dei fiumi e dei torrenti, che sono tra i pochi luoghi naturalizzati e disabitati del territorio, fino a raggiungere i dintorni del Po. Si tratta, appunto, di un caso unico, ma è chiaro che, da oggi in poi, gli addetti moltiplicheranno l’attenzione anche nei confronti delle tracce di questi animali, che al di fuori del loro ambiente naturale sono molto fragili.

Risale a quattro anni fa il caso di un daino rimasto impigliato in una cancellata, alla periferia della città.

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