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Centrale elettrica Cef salva con i suoi addetti

Centrale elettrica Cef salva con i suoi addetti

Siglato l’accordo con E.On: niente chiusura prima della cessione degli asset a Eph I sindacati revocano lo sciopero. Chiarioni (Cgil): per il futuro però coinvolgere Eni

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La centrale elettrica Cef del petrolchimico è per il momento salva, con il suo carico di 23 dipendenti, e transiterà assieme agli impianti “cugini” alla nuova proprietà, la holding ceca Eph, ancora in funzionamento. La notizia è arrivata dal tavolo nazionale con i rappresentanti sindacali e quelli di E.On., cioè l’attuale proprietà tedesca, che ha rinunciato quindi all’intenzione di chiudere la centrale ferrarese prima della cessione. «L’impegno di mantenere aperta anche Cef è inserito nell’accordo quadro firmato l’altra sera a Roma» spiega Fausto Chiarioni, segretario Filtcem Cgil. Le due pagine dell’accordo, firmate dal rappresentante della multinazionale Alberto Fantuzzo, non menzionano le singole unità produttive ma garantiscono «che le operazioni di vendita non avranno alcun impatto negativo dal punto di vista occupazionale e che, pertanto, dalle stesse non scaturiranno, quale diretta conseguenza, esuberi di personale», con tanto di assicurazione al «mantenimento della sede di lavoro nell’attuale ambito regionale di riferimento per un periodo pari a 12 mesi successivi al trasferimento». L’ultimo passaggio è l’avallo dell’Authority alla vendita delle centrali, che potrebbe far slittare di qualche settimana la chiusura dell’operazione, ma a seguito dell’accordo i sindacati hanno già revocato lo sciopero già previsto per il 28 aprile.

Scongiurato il pericolo di chiusura immediata, ora l’attenzione si sposta sulla “messa in sicurezza” dell’attività Cef a medio termine. La cancellazione della centrale ferrarese dalla lista degli impianti strategici, decisa da Terna con la delibera pre-pasquale dopo diversi rinvii e tentennamenti, lascia infatti scoperta Ferrara a partire dall’1 gennaio 2016, quando si esaurirà l’effetto delle code del contratto di fornitura, che è disdetto già da questi giorni. «Non abbiamo ancora capito quali sono le strategie di Eph per le centrali acquistate, e in particolare per Cef - sottolinea Chiarioni - Il 27 aprile si convoca ancora il tavolo romano e cercheremo di capire di più, ma già è possibile sollecitare anche i nostri enti locali a tentare di coinvolgere Eni, in quanto i 150 Mw di Cef sono utilizzabili al servizio del petrolchimico nelle fasi di bassa richiesta di energia, visto che la turbogas Enipower ha una scarsa elasticità d’impiego». Il mercato italiano dell’energia è in questo momento difficilmente aggredibile da un’offerta come quella di Cef.

Il 42% del pacchetto-centrali resta tra l’altro nelle mani di Forster Wheeler, il partner di E.On. in Italia, che mantiene il diritto di prelazione anche sul 58% oggetto della vendita ai cechi, esercitabile fino alla chiusura definitiva dell’operazione. Si tratta però di un’opzione più teorica che reale, «non abbiamo segnali in questa direzione» è la testimonianza di chi, come Chiarioni, ha seguito la trattativa. (s.c.)

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