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Fabbri a Morandi: «Accogliamoli tutti? Facile, lei è ricco»

Fabbri a Morandi: «Accogliamoli tutti? Facile, lei è ricco»

Lettera aperta del leghista al cantante dopo la polemica Fb Vitellio (Pd): bisogna ricordare i naufraghi italiani, serve l’Ue

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L’appassionata difesa che Gianni Morandi ha proposto sulla sua pagina Fb dell’accoglienza profughi, attraverso scambi serrati di post con i commentatori più razzisti e indisponibili, ha mosso una valanga di reazioni. Luigi Vitellio, segretario del Pd, ha ripreso il paragone dei migranti italiani; il leader leghista Alan Fabbri ha invece inviato al cantante una lettera aperta di segno contrario. «Probabilmente - è il succo dello scritto - per una persona facoltosa come lei, seppur dal cuore generoso, queste situazioni sono vissute in maniera diversa da chi, quotidianamente, incontra cittadini il cui destino e futuro è visto come qualcosa di minaccioso, e non più come un'opportunità». Il paragone con gli emigranti italiani? «Mi pare anacronistico - insiste Fabbri - Non assistiamo più ad un Paese che richiede manodopera per la sua industria, ma ad una nazione che arranca quotidianamente». Inoltre, continua il leghista nella sua lunga lettera, «c'è, un problema di carattere culturale: gli italiani si recavano in Paesi laici o con fondamentali religiosi cristiani, come cristiano-cattoliche sono le radici anche della nostra stessa società. Ospitare centinaia di migliaia di extracomunitari di cultura islamica, per loro caratteristica difficili da integrare in un sistema di valori che qualcuno vorrebbe smantellare, vuol dire alimentare nuove tensioni». Questo, argomenta ancora, «vuol dire mettere in una sorta di concorrenza spietata categorie di povertà: i nostri quasi 3 milioni di disoccupati e persone che arrivano senza uno scopo preciso. Non è offrendo qualche posto letto in più - è la sua conclusione - che si risolverà un problema di tipo globale».

«Non avrei mai pensato di dover difendere Morandi, ma se il livello di certi esponenti politici è questo...» è l’ironico post-commento di Vitellio. Partendo dalla nave Sirio, che naufragò nel 1906 a Capo Palos trascinando con sè circa 500 persone, quasi tutte italiane, alla ricerca di una «vita meno misera in Sud America», il segretario Pd aveva richiamato il parallelo con «centinaia di migliaia di persone che stanno per affrontare un viaggio verso l’ignoto, una traversata pericolosissima per abbandonare le miserie e i lutti che ci sono in quelle terre e che sovente non hanno ragioni intrinseche solo a quelle aree del mondo. Spesso si tratta di motivazioni che coinvolgono direttamente l’Occidente, nel bene e nel male». Queste ondate migratorie sono «un fatto, triste e sovente luttuoso, della storia. La soluzione non sono la chiusura delle frontiere e il loro presidio, nè searebbe giusto perseguire tale chiusura. Le soluzioni stanno in capo almeno all’Europa, se non a organismi sovraeuropei, anche per modificare la natura del dialogo internazionale».

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