«Pazienti traditi, danno enorme»
Ex fisiatra del S.Giorgio a processo per truffa aggravata. Prestazioni esenti trasformate a pagamento
FERRARA - Dilaga a macchia d’olio il processo a carico della dottoressa Anna Cantagallo, già stimata fisiatra del Centro di Riabilitazione San Giorgio (tra i suoi pazienti, anche Federico Fellini), licenziata in tronco dall’azienda Sant’Anna nel settembre del 2011 e ora accusata di truffa aggravata. Al principio, c’erano “solo” le visite a pazienti ultraottantenni per il rinnovo della patente di guida, trasformate per magia da prestazioni sanitarie pubbliche (perlopiù con esenzione dal ticket) in servizi privati a pagamento (170 euro a botta). Ma nel corso del dibattimento sta emergendo un quadro che Manuela Uberti, responsabile dell’Ufficio legale dell’azienda ospedaliera, ieri ha riassunto semplicemente così: «Un business».
Nel ripercorrere le fasi che, quattro anni fa, portarono al clamoroso licenziamento della dottoressa, l’avvocato Uberti ha ricordato infatti che tra i motivi, non meno grave, c’era anche «lo sviamento di pazienti dal San Giorgio, in cui la dottoressa Cantagallo era equiparata a un primario, alla società privata Brain Care di Padova, di cui la stessa dottoressa era responsabile scientifico». Così, pazienti sopravvissuti a gravi incidenti stradali, su consiglio dell’imputata, venivano dirottati a Padova o all’ambulatorio “in franchising” di via Darsena per essere sottoposti a costosi trattamenti che avrebbero potuto essere tranquillamente erogati, in via del tutto gratuita, dallo stesso centro San Giorgio. Non solo, ha ribadito Uberti: accadeva anche che tirocinanti del centro privato di Padova frequentassero senza alcun titolo il centro di riabilitazione ferrarese; così come i libri di Brain Care trovavano commercio all’interno dell’azienda pubblica. Insomma, ha sottolineato amaramente la responsabile dell’ufficio legale del S.Anna, «ne aveva fatto un business». Un’attività scoperchiata, hanno riferito poi i responsabili dell’Ufficio disciplinare, dalle segnalazioni dei familiari di alcuni anziani, che con disappunto si erano sentiti chiedere il pagamento di 170 euro per un servizio che doveva essere gratuito.
Ci prova, la difesa, a suggerire che quelle prestazioni - i test psicodiagnostici per valutare la capacità di guidare - potevano essere erogate anche in regime di libera professione. Resta il fatto che tutti i pazienti che si sono ribellati alla parcella richiesta dalla dottoressa, avevano prenotato la visita tramite Cup, attraverso il Servizio sanitario nazionale, spesso con esenzione totale. Di fronte alle lamentele l’azienda svolse alcuni approfondimenti, per scoprire che, ha detto ancora Uberti, «la dottoressa andava in segreteria, guardava la lista delle prenotazioni e contattava i pazienti per annullare la visita pubblica e fissare un appuntamento privato». Per poi emettere fatture intestate a Brain Care, o non emetterle affatto. Il procedimento disciplinare si concluse dunque con la misura più severa, il licenziamento senza preavviso. Nel quale ebbe un grosso peso anche il dirottamento di altri pazienti dal San Giorgio alla società privata. Un atto che gli stessi pazienti, una volta consapevoli dell’arbitrio, vissero - ha spiegato Maria Rita Magnarella, psicologa del centro di riabilitazione - come «un tradimento». Un danno di immagine enorme per il S. Giorgio e l’azienda S.Anna (costituita parte civile con l’avvocato Marco Linguerri), ben più devastante di quello economico.
Alessandra Mura
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