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Trovato un dente che ha 40mila anni

di Gian Pietro Zerbini
Trovato un dente che ha 40mila anni

Scoperto in una grotta il più antico resto di Homo Sapiens in Europa da una équipe di ricercatori di Unife

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La grotta di Fumane nel Veronese si conferma il luogo dei miracoli per gli esperti ricercatori dell’università di Ferrara. L’équipe degli studiosi di Unife, coordinati dal professor Marco Peresani, da oltre 25 anni sta compiendo approfondite analisi e ricerche in questo sito veneto che spesso regala scoperte di grandissimo interesse culturale e storico-scientifico. Questa volta è stata data l’ufficialità al rinvenimento di un dente avvenuto agli inizi degli anni Novanta. Solo negli ultimi mesi si è potuto affermare con certezza che quello ritrovato nella grotta di Fumane è il più antico resto di Homo Sapiens in Europa e risale quindi a 40.000 anni fa. Un analogo ritrovamento, con le stesse caratteristiche, in passato è avvenuto in Liguria per opera di alcuni ricercatori dell’Università di Bologna coordinati dal professor Benazzi. «Quel dente trovato durante le nostre ricerche nella grotta di Fumane - spiega il professor Peresani - era stato catalogato e poi messo in un cassetto in attesa del progredire della scienza e di prove certe sulla datazione di tale resto umano. Negli ultimi tre anni il dente è stato sottoposto all’esame del Dna e ad una serie di verifiche tecniche sulla datazione per cui oggi l’indicazione di dente appartenuto a un Homo Sapiens di 40mila anni fa è suffragata da una forte base scientifica».

Una scoperta importante al punto che il risultato di tale rinvenimento è stato pubblicato sulla rivista Science, considerata una specie di bibbia per gli esperti del settore. Come spiega Marco Peresani, in questi ultimi tempi di progressi scientifici nella ricerca di resti e reperti, si è potuto così far risalire il reperto a 40mila anni fa. «Abbiamo contattato - spiega il ricercatore - un esperto in antropologia come Stefano Benazzi dell’ Università di Bologna, che anch’egli aveva fatto una simile scoperta in un sito ligure e Svante Paabo, svedese, uno dei maggiori genetisti, docente a Lispia in Germania. Con questi autorevoli pareri è stato dato il via libera alla scoperta».