Altro blitz animalista ma Unife non cede sugli esperimenti
Il rettore: i macachi sono trattati bene, lo certificano i Nas E il loro impiego in neurofisiologia è ancora indispensabile
I macachi dell’università di Modena e Reggio cambieranno presto dimora, quelli di Unife no. Sono trattati bene, come hanno certificato anche i Nas, ma il loro impiego come cavie nei laboratori del Mammuth non ha al momento alternative. Lo ribadisce con forza il rettore Pasquale Nappi a seguito del blitz degli animalisti di ieri mattina, puntato proprio alla liberazione di queste scimmie: «I nostri macachi vengono utilizzati nell’ambito di studi di neurofisiologia che stanno dando risultati importanti. La campagna di queste organizzazioni animaliste sta assumendo toni abbastanza aggressivi, ma non possiamo allinearci a richieste che non hanno riscontro in studi scientifici. Prima di passare all’applicazione sull’uomo, infatti, determinate cure e pratiche devono necessariamente essere sperimentate su di un organismo vivente. Non farlo significherebbe finire ai margini della ricerca mondiale, perché altrove le normative in proposito d’impiego di animali sono meno restrittive di quelle italiane».
La sorte dei macachi è comunque svincolata dalla costruzione del nuovo stabulario universitario, che era finito nel mirino delle associazioni animaliste di mezza Italia con tanto di manifestazione in piazza, qualche mese fa. «Lo stabulario è un animal facility che riunisce in una sola struttura i cinque stabulari di Unife - spiega ancora il rettore - ma i macachi non saranno ospitati lì». Nappi tiene comunque a sottolineare l’esito positivo, per l’università, dei controlli effettuati dai Nas su sollecitazione proprio degli animalisti: «È vero, i nuclei antisofisticazione dei carabinieri hanno fatto visita alla struttura dove sono ospitati i nostri primati, e il verbale che ci hanno fatto pervenire in seguito certifica la regolarità delle procedure da noi seguite». I controlli erano scattati a seguito di un esposto alla Procura presentato da Ugo Ferroni, legale ferrarese di Animal defenders, l’associazione animalista tra gli organizzatori della manifestazione dell’ottobre scorso, e autrice del triplice blitz di ieri mattina in città. Sono stati appesi striscioni a Palazzo municipale, Polo chimco biomedico di Unife e sede del Rettore, lo slogan comune inneggiava appunto alla liberazione dei macachi, svelando anche il blitz dei Nas.
Sono stati sempre gli animalisti a rendere noto che i deputati cinquestelle Paolo Bernini e Cristian Iannuzzi avevano tentato di entrare nella struttura che ospita i macachi, senza però riuscirci. «Sì, perché non c’è diritto di accesso da parte dei parlamentari a strutture del genere, ma solo a luoghi dove si suppone possano esserci violazioni dei diritti umani, come ad esempio le carceri - è sempre il rettore a controbattere - Tra l’altro a Modena, in una circostanza analoga, ad alcuni parlamentari era stato consentito l’accesso e ne erano venute fuori immagini video che, montate in maniera particolare, avevano creato non pochi problemi. Da noi non è successo».
Gli animalisti, dopo il blitz, avevano chiesto al rettore e al sindaco di Ferrara «un atto di generosità, liberando i macachi per affidarli ad associaziazioni no-profit che si occuperanno a loro spese della riabilitazione e del recupero dai traumi derivanti dalla segregazione e dalla sperimentazione».
Stefano Ciervo
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