«Consorziati per frodare l’Iva»
Avviato il processo che vede coinvolti 18 imputati: contestato un raggiro al fisco di 8 milioni
CENTO. Una frode fiscale di 8 milioni di euro (con un sequestro di beni di pari valore), una ventina di società cooperative coinvolte e diciotto imputati, cinque dei quali accusati di associazione a delinquere. Sono i numeri di partenza del processo iniziato ieri a Ferrara che ipotizza una truffa carosello, in pratica la creazione di un sistema basato su una rete di imprese di comodo creata per raggirare il fisco ed evitare i versamenti dell’iva.
Ieri a fornire i primi dettagli sull’indagine avviata due anni fa, condotta dalla Guardia di Finanza di Cento e di Ferrara in collaborazione con i colleghi di altre province e gli uffici di Inps e Inail, che a loro volta contestano irregolarità nella gestione del personale, sono stati i primi testi chiamati a deporre. La presunta frode coinvolgeva due consorzi (il Cirsi di Cento e il Lord di Mazara del Vallo, a Trapani) che acquisivano gli appalti nei quali poi lavoravano con l’obiettivo di non pagare le imposte le coop gestite da un folto gruppo di prestanome, alcuni stranieri e in parte irreperibili.
Le imprese avevano sede, oltre che a Cento anche in altre zone d’Italia, tra cui la Sicilia. Ieri il luogotenente Cianetti, delle Fiamme Gialle di Ferrara, ha ricordato che l’indagine è partita dopo segnalazioni di persone che spiegavano di non aver mai lavorato per alcune delle società finite nell’inchiesta, circostanza che invece risultava agli enti che le avevano contattate. Inoltre, ha aggiunto Cianetti, secondo i sopralluoghi effettuati alcune società non avevano una sede legale o operativa ma solo una cassetta delle lettere all’indirizzo indicato; in un caso la presunta sede non era servita da energia elettrica. L’avvocato Pasquale Longobucco, che difende diversi imputati, smentisce il castello accusatorio: «Esistevano le sedi legali e le imprese erano operative, quella che l’accusa (il pm è Nicola Proto, ndr) considera una “relazione” pericolosa tra società e consorzi (secondo gli inquirenti i consorzi fungevano da schermo con il fisco liberando le imprese associate dall’obbligo di versare le imposte sul fatturato, ndr) è invece la normalità nel mondo degli appalti ed è regolare».
Il giro d’affari illecito contestato è piuttosto consistente (molte coop avevano debiti d’Iva anche di milioni di euro con il fisco): per compensare l’attività ritenuta illegale è stato disposto un sequestro di beni che comprende villa con piscina e automobili di lusso.
Le società al centro del processo sono specializzate nel settore dei servizi (facchinaggio, logistica e pulizie). Cinque imputati (il rodigino Danilo Piccinini e i marocchini Mochrik Souad, Benissa El Moujahdi, Bilal El Mangar, Samir El Mangar) devono rispondere di associazione a delinquere. La prossima udienza ci sarà il 22 maggio.
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