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Negri smentisce il prete di frontiera

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Negri smentisce il prete di frontiera

Accogliamone mille? Il vescovo commenta la provocazione «Non abbiamo alcuna parte nelle parole di don Bedin»

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«Siamo in un momento cruciale della storia. In questi momenti bisogna schierarsi e giocarsi il futuro». Secondo don Domenico Bedin questi sbarchi, l’imponente immigrazione, gli arrivi nella nostra provincia, vanno presi per il verso giusto: positivo, ottimistico, provvidenziale.

Il prete di frontiera, riferimento storico dell’associazione di Viale K, delle mense e dei dormitori dei disperati, l’ha scritto ieri sul nostro giornale: «Nella nostra provincia sono ora 400. Accogliamone 1.000. Ritengo che sia forse la più grande opportunità che ci poteva succedere».

La provocazione - estemporanea e personale del sacerdote - deve aver provocato un lungo e largo cortocircuito perché l’argomento dell'accoglienza è sensibile ed esplosivo. Ancor più per la Chiesa, la quale, al riguardo, ha una responsabilità politica. Cioè mette in gioco se stessa con l’avvertenza e la cura di non scatenare tensioni e incomprensioni nel tessuto sociale.

Così ieri mattina, letta la Nuova, l’arcivescovo ha preso carta e penna per chiarire “con forza” che lui e la diocesi “non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate sulla stampa locale da don Domenico Bedin”.

Si badi che l’utilizzo di certi termini non è casuale. Quel “con forza” materializza la smentita secca e totale delle parole di don Bedin (e semmai di una strigliata). Smentita ancor più decisa perché nel comunicato sono associati l'arcivescovo e la diocesi, che per somma danno l’intera Chiesa di Ferrara e Comacchio.

Il problema delle migrazioni, dei flussi e delle assegnazioni per provincia - tiene a sottolineare il capo della diocesi - non sono di competenza ecclesiastica.

Ad un certo punto della comunicazione monsignor Negri e la diocesi si blindano: “Precisano altresì che non intendono rispondere di alcuna dichiarazione rilasciata fuori o all’insaputa dell’Ufficio Stampa Diocesano”. L’ordine è chiaro. E i preti sono tutti avvertiti. Al riguardo del caso don Bedin qualsiasi richiesta di commento rilasciato fuori o all’insaputa dell'ufficio stampa rimbalzerà sulle facciate del palazzo arcivescovile.

Si è dunque trattato di un incidente, se si analizza l’ultima sottolineatura del comunicato che conferma la prassi: “Piena disponibilità a una proficua collaborazione con le autorità competenti per tutte le necessità sociali, incluse le politiche migratorie”.

Probabilmente a scatenare la reazione del presule è stato anche un passaggio molto franco della lettera di don Bedin alla Nuova Ferrara, quando immagina il futuro integrato degli immigrati rivitalizzare il Ferrarese: “Ma questo prevede una lungimiranza e un’apertura culturale e del cuore da parte nostra che purtroppo non appartiene a quei Comuni o parrocchie che fanno di tutto per non avere immigrati nel loro territorio e che se costretti fanno ostruzione”. La franchezza è fatale. Le reazioni alla lettera del prete di frontiera e quindi alla comunicazione dell’ufficio stampa dell’arcidiocesi non si sono fatte attendere. Così come temuto dalla gerarchia. È evidente che don Bedin si colloca tra coloro che la pensano diversamente: “Allora organizziamoci spingendoci oltre le regole della normale amministrazione e diamo speranza a questa nostra terra che si prepara ad essere sempre più colorata. Lo sarà anche senza di noi... Ma allora staremo in panchina. Lo dicevo all’inizio, bisogna scegliere”.

Stefano Scansani

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