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Risparmio, il tramonto dei Bot

Negli anni Ottanta erano i più comprati, ora va forte la gestione bilanciata

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Bot addio. Ormai da qualche tempo capita che vadano all'asta titoli di Stato con rendimento bassissimo, o addirittura negativo.

Ieri, in particolare - così ha segnalato Il Sole 24 Ore - sul mercato secondario il tasso del Bot trimestrale è scivolato sotto zero. Una situazione diversissima non solo da quella degli anni Ottanta, quando erano un investimento remunerativo per tante semplici persone e famiglie (i cosiddetti "Bot people"), ma anche da quella, ben più vicina, del 2011, quando i timori mai verificatisi di un fallimento dell'Italia portarono i rendimenti fino a oltre il 5 per cento. «E non dimentichiamo che chi possiede titoli di Stato deve pure pagarci sopra i bolli» spiega un consulente finanziario che ha accettato di parlare del fenomeno con la “Nuova Ferrara”.

Questo calo di rendimento, che non vale solo per i titoli a breve termine (pure i Btp decennali non vanno oltre un 1,4 per cento lordo), «ha spaesato molti investitori, che per questo riducendo di mese in mese le sottoscrizioni».

Dove si orientano, allora, i piccoli risparmiatori di questi anni? «Oggi per avere qualche risultato positivo bisogna rischiare un po' di più - spiega sempre il consulente - ad esempio nei fondi, che offrono la possibilità di un investimento diversificato».

In particolare, vanno forte i fondi bilanciati, «che contengono una componente azionaria e ottengono risultati positivi» senza esporre il risparmiatore a grossi rischi. Ancora di più, però, gli ex Bot people si sono spostati «verso i conti deposito, che anche nell'immaginario della clientela hanno sostituito i titoli di Stato, con rendimenti a cadenza ravvicinata, anche mensile se si vuole».

E i vecchi buoni del Tesoro, chi è rimasto a comprarli? «Banche e fondi di investimento - conclude il consulente - che in questa maniera possono rendersi immuni da rischi e investire anche su qualcosa di più rischioso».

Gabriele Rasconi

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