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Ferrara

La proposta ieri a bologna

«Un centro d’eccellenza per la diagnosi della Ccsvi»

Una settimana di eventi che coinvolgeranno tante città italiane dal 2 al 10 maggio, nella Settimana della consapevolezza sulla Ccsvi, la patologia descritta e individuata dal professore ferrarese...

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Una settimana di eventi che coinvolgeranno tante città italiane dal 2 al 10 maggio, nella Settimana della consapevolezza sulla Ccsvi, la patologia descritta e individuata dal professore ferrarese Paolo Zamboni. Mostre, concerti, concorsi di poesia, manifestazioni sportive, incontri pubblici sono in programma Roma, Milano, Napoli, Bari, Cremona, Grosseto, Livorno, Gorizia e ancora Campobasso, Catania, Genova e in altre città che stanno concedendo il loro patrocinio (date e appuntamenti sono reperibili sul sito monotematico: www.settimanadellaccsvi.org) in vista del 5 maggio, indicato come Giornata mondiale della Ccsvi.

L’obiettivo è puntare il faro sulla malattia e cercare di ottenere il riconoscimento da parte del Sistema sanitario nazionale. La Ccsvi è stata riconosciuta a livello internazionale dalla UIP50 (la più vasta società scientifica in campo vascolare), spiega un comunicato dell’associazione che sostiene gli studi dell’equipe che lavora col professor Zamboni (Ccsvi nella Sm). «In occasione della Settimana chiediamo il sostegno della gente ma soprattutto delle istituzioni pubbliche per finanziare un programma di TeleMedicina indirizzato allo screening della Ccsvi: questo permetterà ad alcuni centri distribuiti sul territorio nazionale l'utilizzo di nuove tecnologie diagnostiche sviluppate di recente presso l’azienda ospedaliera di Ferrara - ha dichiarato ieri a Bologna in conferenza stampa Gabriele Reccia, presidente dell’associazione - Noi e i malati che rappresentiamo auspichiamo che Ferrara possa divenire un centro di eccellenza per analizzare a distanza i segnali raccolti sui pazienti in centri periferici. L’associazione donerà fin da subito 20.000 euro che andranno a finanziare la fase progettuale. Il progetto permetterà di superare l’attuale situazione di screening per la Ccsvi spesso non possibile nei centri pubblici, e che obbliga i pazienti a rivolgersi ad operatori non sempre di adeguata esperienza diagnostica».

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