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IL 25 APRILE

Libertà a rischio 70 anni dopo

Libertà a rischio 70 anni dopo

Civolani (Anpi): i nostri diritti garantiti anche ai profughi Tagliani: l’Europa si occupi di democrazia non solo di bilanci

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FERRARA. Settanta anni dopo la Liberazione la democrazia si scopre più esposta che mai ai rischi di involuzione e quanti si riconoscono in pieno nei valori della Resistenza innestati nella Costituzione si ritrova nella duplice condizione di festeggiare e di manifestare forte preoccupazione. Daniele Civolani, presidente provinciale dell’Anpi, tocca entrambi i tasti nel suo discorso in piazza: «È il 70º e siamo un’altra volta a festeggiare. C’è chi dice che dovremmo smettere, chi dice che è una festa di parte. Come se la pace fosse di destra o di sinistra». E se non tutti si riconoscono nella festa dell 25Aprile «una cosa è certa lo stesso: questa festa è per tutti - dice Civolani - anche per quelli che non sono d’accordo, perché se oggi possono liberamente esprimersi non è grazie ai loro ideali ma grazie ai nostri ideali».

Ma libertà e democrazia sono sotto assedio: «Abbiamo intorno ai noi la guerra - ammonisce il presidente dell’Anpi citando Siria, Africa, Ucraina, terrorismi vari - abbiamo intorno a noi la violenza (oltre 170 femminicidi l’anno), abbiamo intorno a noi la corruzione e il malaffare». Civolani non vede rosa: «Abbiamo toccato il fondo?. No, è possibile peggiorare» anche perché oggi fare appello ai valori della Resistenza e cercare di renderli universali può costare in termini di consenso di fronte. Ma non essendovi alternativa alla lotta per gli ideali di libertà e democrazia, pena una sconfitta inevitabile, Civolani interroga e sfida la coscienze: «Dobbiamo ricordare che se questi diritti nei quali crediamo sono giusti, allora dobbiamo garantirli anche a chi scappa dalle guerre, dalla fame, dalla schiavitù e cerca un rifugio nella nostra Europa». La speranza l’affida a al più famoso refrain di John Lennon, Give peace a chance (diamo una possibilità alla pace), e a una frase apparsa a Parigi alla grande manifestazione dopo l’attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo: osiamo vivere insieme.

Anche il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani suona lo stesso registro e chiama la politica italiana ed europea a svolgere un ruolo adeguato alla situazione complicata che si è venuta creando. La lotta al fascismo e al nazismo ha rovesciato lo scenario («dalla legge della forza alla forza della legge»): questo esito non era scontato, non era scontato nemmeno «il moto della Resistenza» e ora «non è scontata la nostra convivenza libera e democratica».

Tagliani non punta l’indice contro l’Isis o contro i nemici esterni e dichiarati della democrazia e della nostra civiltà, ma contro le nostre debolezze: « «Il debito pubblico degli Stati è importante da tenere sotto controllo, ma i parametri e il rispetto dei bilanci non sono i principi alla base dell’Europa». C’è anche altro di cui occuparsi come insegnano le tragedie del Mediterraneo e dell’immigrazione dall’Africa: «L’Europa deve fare di più, l’Italia non può essere lasciata sola». E a proposito di Italia «dopo molti anni sta arrivando la stagione delle riforme, che però - sostiene il sindaco - non devono essere attuate a scapito della libertà e delle garanzie democratiche» e nemmeno a detrimento delle professionalità e dei servizi. Per Tagliani la necessità di riformare non può diventare un nuovo problema. Ce ne sono già altri che si «chiamano corruzione ed evasione fiscale» che minano «alle basi la democrazia e il principio di legalità».

Marcello Pradarelli

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