Ma Ferrara sa contare alla rovescia?
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
FERRARA. Settanta giorni fa la Nuova aveva segnalato che mancavano cento giornate alla conclusione del commissariamento della Carife. Apriti cielo. Quel maledetto contatore irritò, sorprese, mandò in bestia, scatenò allarme. Dissero che la clientela così s'agitava, che i dipendenti s'amareggiavano, gli azionisti strepitavano. Come se nessuno in casa tenesse una sveglia o un orologio.
Bene. Queste reazioni confermarono che larga parte della città e della provincia è dormiente o fa finta d'essere in sonno. Prima di procedere al conto alla rovescia delle giornate che allora mancavano alla conclusione del commissariamento, e quindi a chissà quale destino, insieme al caposervizio della cronaca feci toc toc alla porta della sede storica di Carife, in corso Giovecca. Ingenui e spudorati chiedemmo di poter parlare con i commissari, Giovanni Capitanio e Antonio Blandini. Entrambi, oppure l'uno o l'altro.
Dopo un tramestio telefonico con i piani alti, ci fu risposto che erano fuori stanza. Scese un funzionario alto in grado. Con cortesia ci invitò a inviare un'e-mail. Appena in redazione la sollecitazione scritta partì. Sintesi: date un segnale, una prospettiva, la cittadinanza attende… Risposta neanche gentile: zero. Non è che cullassimo l'illusione di un riscontro o addirittura di una conferenza stampa (che però l'ex commissario Bruno Inzitari aveva convocato un anno e mezzo fa su nostra pressione). Sappiamo perfettamente che i commissari hanno la consegna del silenzio. Che Bankitalia è ermeticamente abbottonata. Che il momento è delicatissimo. Comunque sempre ci proviamo.
Va ricordato che a seguito della nostra improvvisata in sede, dell'e-mail senza risposta, e più che altro per colpa del contatore pubblicato della Nuova Ferrara, un esito ci fu. Il sindaco Tiziano Tagliani in nome e per conto della città e della Provincia fu convocato o si fece convocare dai commissari. Per dire ai giornali ciò che i giornalisti non possono sapere dai commissari. Così Tagliani raccontò alla Nuova il raccontabile. Era il 26 febbraio e già il contatore guardava al 27 maggio.
Il sindaco affermò: «Non c'è nessuna ragione di preoccupazione, è sufficiente che la proposta vincolante di acquisto arrivi entro quella data e possa essere analizzata da tutti i soggetti interessati. Tutti gli atti consequenziali possono essere conclusi dopo. Nelle prossime settimane i commissari si aspettano una evoluzione delle trattative».
Altra domanda: c'è più di un soggetto interessato? Replica di Tagliani: «È possibile, può anche darsi che nelle prossime settimane ci siano ulteriori richieste di due diligence, come che ne siano state già fatte altre. In ogni caso i potenziali acquirenti sanno di trattare con pubblici ufficiali di fiducia Bankitalia, quindi di non andare incontro a brutte sorprese nei conti. Le ultime vicende del mondo bancario hanno però complicato le cose».
Per intravedere la sorte di Carife abbiamo messo insieme gli indizi. Sempre il sindaco nell'intervista pubblica del 15 aprile all'Arengo ha dimostrato di saperne qualcosa: «Vedrete che l'offerta arriverà all'ultimo momento; più pressioni facciamo, più si abbassa la cifra d'acquisto… Nei mesi scorsi c'è stato un momento imbarazzante in cui sembrava fossimo di fronte a un acquirente prestabilito. Allora ho chiesto che ci fosse una pluralità di offerte, mi sono limitato a questo: ognuno deve fare il suo mestiere, le banche non sono proprietà pubbliche». Conclusione critica: «Siamo a valle di una gestione non oculata, anzi dissennata, di un patrimonio della città».
Poi, è cronaca recente, l'ex presidente di Carife Alfredo Santini, ha risposto al sindaco affermando che forse il riferimento era agli ultimi anni di presidenza (non suoi) e che per l'amministrazione comunale «ci sarebbe da spararsi». Di seguito, dialogando con me al telefono, lo stesso Santini che è il resistente Richelieu del potere cattobancario ferrarese, ha ragionato così: «Di come andrà a finire la Carife non so niente. Delle banche interessate neanche. So soltanto che una è di quassù e una è di giù».
Le indicazioni santiniane sembrano collegarsi alle dichiarazioni di Tagliani: «Ho chiesto che vi fosse una pluralità di offerte… Vedrete che le offerte arriveranno all'ultimo momento». Il quassù di Santini corrisponde all'area territoriale emiliana, e il giù a una realtà meridionale? Infine la notizia di ieri dal Sole 24 Ore sul salvataggio che sarebbe stato deciso dal Fondo interbancario. Tutto fa pensare che la soluzione della crisi, che il lungo commissariamento Carife siano imminenti. Ferrara - spesso dormiente o che fa finta d'essere in sonno - ha perduto troppi conti alla rovescia da responsabile soggetto protagonista interprete. Mancano 30 giorni.