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Per Carife il soccorso delle altre banche

La sede Carife
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La sede Carife

Ipotesi d’intervento temporaneo del Fondo interbancario sull’intero capitale: iniezione di 300 milioni, istituto risanato

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Che il futuro di Carife non si decidesse a Ferrara, era ormai chiaro a tutti, nonostante la proprietà ferrarese e la presenza in corso Giovecca dei due commissari di Bankitalia incaricati, in teoria, di trovare un partner per il salvataggio e il rilancio della banca. La conferma è arrivata ieri dallo sconcerto con il quale è stato accolto, in Fondazione come in Comune, l’articolo del Sole 24 Ore che mette la città di fronte al fatto compiuto di un sacrificio patrimoniale in ogni caso enorme, in cambio della salvaguardia della continuità aziendale e dei posti di lavoro. Dopo due anni di commissariamento non c’è ancora un acquirente pronto, è il succo, e quindi per scongiurare la liquidazione della banca si fa avanti il Fondo interbancario per la garanzia dei depositi, cioè tutte le altre banche italiane messe assieme, per rilevare l’intera quota di Carife, ricapitalizzarla con 300 milioni e gestirla per il periodo necessario al passaggio ad un altro gruppo.

Uno scenario di questo tipo venne ipotizzato il 14 febbraio scorso proprio dalla Nuova, ma fu lo stesso sindaco Tiziano Tagliani ad escluderlo, su imbeccata dei commissari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, anche per timore di speculazioni sul futuro della banca. Timori che non sono basati su elementi reali, come già evidenziato a suo tempo: lo statuto del Fondo interbancario, infatti, specifica chiaramente che questo tipo d’intervento nel capitale di banche in amministrazione controllata può essere fatto solo «quando sussistano prospettive di risanamento». Quindi, è questa la notizia positiva, Carife è considerata risanata o sulla via del risanamento, quindi l’operatività è garantita e nulla cambia non solo per i correntisti ma anche per gli obbligazionisti e per ogni altro tipo di rapporto. I nuovi vertici nominati dal Fondo potrebbero riprendere l’attività ordinaria, dopo la scadenza del commissariamento, il 27 maggio, e rispondere tra l’altro con la diffusione dei dati contabili e le normali comunicazioni aziendali agli affondi della concorrenza sull’affidabilità della Cassa.

Il contraccolpo, però, sarebbe devastante per gli azionisti, a partire da quello di maggioranza assoluta, cioè la Fondazione. Che tipo di riconoscimento al capitale incorporato nelle azioni potrà arrivare, infatti, da un intervento di “coalizione” di tutte le altre banche? «Non abbiamo riscontri di tutto quanto riportato dall’articolo, saremo molto attenti a valutare il rischio di forti compromissioni patrimoniali» è l’unico commento di Riccardo Maiarelli, numero uno di Palazzo Crema. Già domani ci sarà un faccia a faccia con i commissari, ieri però traspariva la sorpresa e la preoccupazione per uno scenario che mai era stato prospettato in questi termini. La delibera del Fondo, tra l’altro, sarebbe di mercoledì scorso.

Più esplicito è Tagliani, che appunto si era esposto personalmente un paio di mesi fa sul lavoro dei commissari: «Bene l’aspetto industriale, mi lascia perplesso un commissariamento che non riesce a portare a termine, in due anni, la vendita della banca. I contatti ci sono stati, è vero che le vicissitudini del mondo bancario (test Bce che hanno messo fuori gioco Popvicenza, riforma delle popolari, ndr) non hanno aiutato, ma stiamo parlando di 300 milioni, una cifra non certo fuori portata. Mi viene da pensare ad un modo per negare alla Fondazione un qualsiasi ruolo nella vendita. Certo è - conclude il sindaco - che la città sta pagando troppo caro gli errori del passato che il commissariamento ha amplificato».

Stefano Ciervo

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