Profughi: «Io sto con don Bedin»
Solidarietà al prete da cui il vescovo si è dissociato. E all’omelia per la Liberazione don Ivano invita a essere buoni pastori
FERRARA. La libertà è una conquista, e va difesa. Anche quella di coloro che attraversano il Mediterraneo inseguendo la speranza di un futuro migliore. Nel giorno del 25 aprile, in Duomo, nel cuore della cristianità ferrarese, don Ivano Casaroli, parroco della Cattedrale, ieri ha invitato tutti i fedeli a essere buoni pastori, come predicava Cristo, e rispettare anche la libertà di chi vuole affrancarsi da una vita di stenti.
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Il pensiero non può non andare alle parole di don Domenico Bedin, alla sua mano tesa ai migranti («accogliamone mille, sono un’opportunità»), alla sua lettera aperta da cui subito dopo il Vescovo ha preso le distanze: «Non ho alcuna parte nelle sue dichiarazioni, le politiche migratorie non sono di nostra competenza».
All’indomani della presa di posizione della Curia nei confronti del “prete di frontiera”, non manca chi di schiera a favore di quest’ultimo. Lo fa il cattolico Patrizio Fergnani, esponente della Cisl e del Pd: «Condivido, condivido, condivido - ripete convinto - Riempiamo i vuoti di una città che si sta "svuotando di vecchiaia". Proprio il parroco di Caserta ricordava Don Tonino Bello che aveva riempito il vescovado di profughi, ma la città è piena di strutture pubbliche non utilizzate, di appartamenti sfitti, di canoniche disabitate. Per creare il futuro si possono anche forzare le norme che ne impediscono l'uso. La Pira, sindaco a Firenze, di fronte all'emergenza arrivò a requisire le case sfitte».
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La reazione di Raffaele Rinaldi, responsabile dell’Associazione Viale K, è ancora più netta: «“Si prendono le distanze”….certo. Si prendono le distanze dagli atti di terrorismo, dalle crociate antiche e dalle guerre moderne, dal razzismo in tutte le sue forme, dalla piaga della pedofilia, dalla bulimia della ricchezza per la ricchezza, dagli atti di disprezzo verso i poveri, dalla cultura dell’indifferenza, dallo scempio della cattiva politica, non dalle dichiarazioni di accoglienza a favore degli ultimi da parte di un prete che ha speso la vita nella scelta di quella famosa “opzione preferenziale per i poveri” tanto sottolineata dalla Teologia, dal Magistero ecclesiale e in particolare dalla dottrina sociale della Chiesa».
Non nasconde la sua delusione, Rinaldi: «Dalla Chiesa mi sarei aspettato un segno diverso, di coerenza, di solidarietà – in primis con i suoi ministri in prima linea sul fronte della speranza». Ma forse, aggiunge amaramente «sono io che ho letto un Vangelo diverso». Per carità - sottolinea - non si vuole insegnare niente a nessuno. Figuriamoci a un Vescovo, pastore e sentinella della sua chiesa, chiamato a entrare in dialogo con la città prendendo preferibilmente la porta di “servizio”». Almeno, conclude, «lasci don Bedin testimoniare il suo Vangelo con il suo carisma. Certo è che la Curia con queste dichiarazioni crea confusione in chi vuole seguire e vivere uno stile di vita evangelico. Io nel dubbio, sto con Don Bedin».(a.m.)
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