«Carife 2 non “azzeri” i 28mila soci»
Piccoli azionisti preoccupati dal piano del Fondo Interbancario: noi non speculatori ma sostenitori di una banca locale
«Azzerato il consiglio di amministrazione di Carife. L’istituto è stato commissariato» titolavano a grandi caratteri i quotidiani il 31 maggio 2013. Due anni dopo, a un mese esatto dalla fine del mandato dei commissari, un nuovo possibile azzeramento si prospetta all’orizzonte: quello del valore delle azioni dei 28mila soci della Cassa, che a questo punto rischiano di ritrovarsi in mano un pacco di carta straccia.
Il week end ha fatto suonare l’ennesimo campanello d’allarme in città e provincia dopo la rivelazione del “Sole 24 Ore” sull’aumento di capitale da 300 milioni che conferirà al Fondo Interbancario di tutela dei depositi il ruolo di pilastro del piano di salvataggio della banca estense. La quale si appresta a trasformarsi in una sorta di Carife 2 in attesa che un nuovo cda e il nuovo proprietario (il Fondo Interbancario) restituiscano un futuro stabile e certo all’istituto individuando finalmente un acquirente con le carte in regola.
Il Fondo, secondo questa ipotesi, scalzerebbe dalla posizione di comando la Fondazione nominando un nuovo gruppo dirigente alla guida dell’azienda di credito mentre l’assetto patrimoniale della banca verrebbe intaccato in maniera decisiva dall’operazione di risanamento dei conti, anche se non è ancora chiara l’entità del piano di riassetto. Carife 2 - se lo scenario sarà confermato - darà però a Ferrara una certezza: la banca sarà salvata.
A farne le spese sarebbero gli azionisti che - attraverso le loro associazioni - hanno già iniziato ad inviare messaggi preoccupati in attesa del piano industriale del Fondo Interbancario che - sempre fonte “Sole 24 Ore” - sarà predisposto entro un paio di settimane e fornirà i dettagli rilevanti dell’operazione, inedita a Ferrara.
«A quanto pare agli azionisti non toccherà niente - commenta amaro Daniele Malucelli, presidente dei Liberi azionisti Carife - Il fatto positivo è che la banca continuerebbe ad avere una sua operatività, ma bisognerà veramente capire cosa succederà realmente da qui alla fine del commissariamento. Restano comunque alcune domande a cui dovrebbe rispondere chi ha lasciato al buio in questi due anni azionisti, dipendenti e un’intera provincia sul destino della principale banca locale. Ad esempio che fine ha fatto il patrimonio? Tre anni fa era sufficiente a coprire i debiti, perché oggi dovrebbe essere azzerato? Quali risultati ha portato la gestione commissariale se dopo due anni si chiude con un pugno di mosche e con un salvataggio che dovrà essere pianificato e condotto a termine da una gestione successiva?».
Osservazioni che rimbalzano da mesi negli uffici dei sodalizi dei soci e dei sindacati Carife. Marco Cappellari, presidente degli Amici di Carife, annuncia la richiesta di un incontro urgente con i commissari e si rivolge direttamente ai registi romani dell’operazione (BankItalia) per sbaragliare il campo da «un’idea che non riflette la realtà - rimarca - A Ferrara i 27-28mila soci della Carife non sono speculatori che tentano la fortuna in borsa, ma risparmiatori che hanno deciso di sostenere un’azienda di credito profondamente radicata nel territorio. Considerare gli azionisti non come risparmiatori ma come semplici detentori di un rischio finanziario sarebbe fuorviante e sbagliato».
C’è chi, come Franco Gennari, coordinatore degli Amici della Cassa di Risparmio di Ferrara, è convinto che «quella prospettata dal “Sole” sia ormai l’unica soluzione, ma doveva essere attuata due anni fa. Invece si è scelta una strada costata una follia e che ci ha messo in difficoltà sul mercato. Non è detto comunque che il nuovo scenario comporterà la perdita dell’intero valore delle azioni, spero che uno spiraglio resterà aperto». La rivoluzione che sta riorganizzando il sistema del credito in Italia ed Europa (aggregazioni, nuovi requisiti patrimoniali, test Bce, riassetto delle Banche Popolari) ha ormai convinto tutti che una Carife autonoma, bandiera dei piccoli e grandi azionisti estensi fino a pochi anni fa, è ormai un’utopia. Tra i piccoli soci Carife c’è però chi insiste sul nodo-commissariamento: «I rischi di un crack a Ferrara non ci sono mai stati. Si poteva agire diversamente (ad esempio cambiare il consiglio di amministrazione) risparmiando due anni di lavoro inutile e di costi. Resta un mistero: perché a Ferrara sono stati mandati i commissari?». (gi.ca.)