Comune-Hera, trovato l’accordo
Tagliani: l’azienda rinuncia allo Sblocca Italia sui rifiuti, noi restiamo nel patto di sindacato, ma serve nuova governance
Hera non brucerà più di 130 mila tonnellate nell’inceneritore di via Diana. Il Comune di Ferrara non uscirà dal patto di sindacato che detiene il controllo pubblico della società multiutility. E, senza fretta, Ferrara cederà un po’ delle quote di Hera visto che l’azionariato pubblico dovrà scendere ben al di sotto dell’attuale 57% e il Comune non intende opporsi «tanto più dopo che molti Comuni in questi mesi hanno venduto le loro azioni senza che nessuno dicesse niente». È quanto ha comunicato ieri il sindaco Tagliani -al mattino in conferenza stampa, nel pomeriggio in consiglio comunale - informando sullo stato dei rapporti tra Comune e Hera. Che sono migliorati rispetto a un anno fa.
Un anno fa. Il 17 gennaio 2014 il sindaco aveva annunciato la molto probabile uscita di Ferrara dal patto di sindacato. All’epoca Tagliani ce l’aveva anche con gli altri Comuni soci di Hera che avevano affossato l’operazione per far entrare in Hera un altro partner pubblico, la Cassa depositi e prestiti (solo Ferrara e Imola erano stati corretti a parere di Tagliani).
Lo Sblocca Italia. A fine 2014 la situazione si era fatta ancora più complicata dopo che il governo con l’articolo 35 dello Sblocca Italia aveva di fatto autorizzato i gestori degli inceneritori a bruciare rifiuti solidi urbani extraprovinciali fino al limite della capacità termica. Per Ferrara significava che Hera poteva bruciare ben oltre le 130 mila tonnellate fissate come limite invalicabile dall’Aia della Provincia e pattuite con l’accordo del 2013 sottoscritto da Hera.
La condizione. A dicembre 2014 il consiglio comunale ha approvato un odg presentato dal Pd che fissava le condizioni: se Hera rinuncia ad applicare lo Sblocca Italia, Ferrara resterà nel patto di sindacato. Lungo questo stretto solco si sono mossi in questi mesi Tagliani e i vertici di Hera.
L’accordo e la clausola. Hera a gennaio ha saggiato di nuovo il terreno a Ferrara e nelle altre Province dove ha inceneritori. Tagliani ha ribadito che Ferrara non vuol saperne di sbloccare i rifiuti da bruciare. Ora c’è l’accordo. Hera si atterrà ai patti del 2013 (riduzione delle emissioni dal camino e limite di 130 mila tonnellate), ha spiegato Tagliani. Ma l’azienda ha voluto esplicitare un punto: che il limite delle 130 mila è superabile in caso di emergenza nazionale e di relativa ordinanza del presidente della Regione. Tagliani non aveva reali margini per trattare su questa clausola, poichè lo stato di emergenza la farebbe comunque da padrone anche sugli accordi locali tra le parti. «Speriamo che non accada mai - ha detto il sindaco - ma sia chiaro che l’emergenza è un fatto straordinario, mentre l’articolo 35 dello Sblocca Italia è una norma ordinaria» che se non fosse stata stoppata equivaleva a 160-170 mila tonnellate annue da incenerire.
Attività da 20 posti. Hera è sempre più grande, la sua sfera di influenza comprende ora porzioni di Veneto e Friuli. Il rischio che Ferrara diventi sempre più marginale esiste, specie dopo i contraccolpi della mancata Geotermia bis. I vertici di Hera hanno detto a Tagliani che così non è. Parole? No fatti. «Mi hanno assicurato - ha riferito il sindaco - che a Ferrara nei prossimi mesi sorgerà una nuova attività di Hera. Di più non posso dirvi, se non che ci saranno circa 20 di posti di lavoro».
Modello Sateriale. Quanto al capitolo discesa dal 57 al 38% dell’azionariato pubblico, Tagliano sostiene che non è questo il punto: « Lo Stato controlla Eni con meno del 38% e idem fa la Francia con le sue grandi aziende pubbliche. Ho letto dell’accordo tra Manca e i sindacati. Mi pare che il tema sia non tanto il 51%, ma il modello di governance». E qui Tagliani fa sua - citandola - la proposta di Sateriale: «Conviene andare verso una governance duale di Hera, da un lato i soci pubblici che esprimono le linee di indirizzo, dall’altro un cda che gestisce e amministra, senza più commistione di ruoli e conflitti di interesse».
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