Cariani: la Fondazione deve essere difesa
La presidente lascia dopo 9 anni e tanti progetti realizzati: «L’autonomia è determinante»
CENTO. Oggi, e dopo che si sarà riunita l'assemblea dei soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento per il parere al bilancio 2014, si svolgerà il Consiglio di Indirizzo che, oltre ad approvare in maniera definitiva il documento economico, avrà all’ordine del giorno la nomina del consiglio di amministrazione che guiderà l'ente nei prossimi 4 anni. Un scadenza naturale, prevista dallo Statuto, che non permette la ricandidatura dopo il compimento di due mandati. È questo il motivo per cui la presidente Milena Cariani, il suo vicepresidente Andrea Giberti e i consiglierei Salvatore Amelio, Luigi Cavicchi, Mauro Cremonini, Albertino Frabetti, Rino Ghelfi e Fabio Gilli, escono di scena. Unica eccezione fatta per Mariaclaudia Mazzuca, subentrata lo scorso anno, in sostituzione del dimissionario Giorgio Garimberti e quindi ancora rieleggibile. Con la scadenza di questo cda si chiude una pagina importante per la Fondazione e la controllata Caricent SpA. Nove anni, durante i quali la banca centese è rimasta autonoma e ha continuato a produrre utili anche in un periodo economico difficile. E mantenere l'autonomia della banca, difenderne la territorialità (come già fatto dai presidenti Giberti, Campanini e Piccinini) è stato il mandato che si era data la Cariani e che ha sempre ripetuto in tutte le assemblee sia della Fondazione sia in Banca. Poi i tanti progetti realizzati, dal centro Coccinella Gialla al Tecnopolo di Unife, dal liceo nella sede storica alle attrezzature donate all’ospedale di Cento, dal progetto Bando Borse di Studio alla sede della Protezione civile Alto Ferrarese, all’impulso al Premio di letteratura per ragazzi, al progetto del nuovo pronto soccorso.
Dopo tanti anni alla guida della Fondazione è comprensibilmente dispiaciuta Milena Cariani, «ma - spiega - credo che la legge che impone il limite del doppio mandato sia una legge giusta in quanto porta ai vertici nuove persone e quindi nuove idee per lo sviluppo del nostro territorio».
Sul fronte del futuro della Fondazione, poi, la presidente uscente vede «molti problemi da risolvere, i fatti degli ultimi giorni fanno pensare questo. Problemi nuovi che mi auguro vengano affrontati come in passato, come fece l'ingegner Ugo Campanini quando lottò strenuamente per il riconoscimento di ente privato per la Fondazione, mi auguro che vi sia una difesa in primis della Fondazione». Chiaro il riferimento al protocollo tra Acri e Mef, sul quale «come presidente rispetto la scelta che è stata fatta, scelta che non mi competeva e lontana dagli ideali del mio mandato che è stato improntato sull'autonomia. Ho sempre operato in senso opposto - sottolinea Cariani - e questo protocollo che rappresenta valori lontani da quelli che ho sempre portato avanti». Ma sarà ancora possibile pensare alla Cassa come una banca locale? «In termini di valori sì. Tutto dipenderà da come si perderà il controllo, le scelte faranno la differenza. Un augurio ai prossimi amministratori? Di ricevere dalla Fondazione - sottolinea Cariani - quello che ho ricevuto io. Ho messo nella Fondazione la stessa passione che si mette in un famiglia. Mi ha fatto crescere attraverso gli altri, sia con i rapporti di amicizia che con quelli più formali. La conoscenza del territorio, da un punto di vista privilegiato come è la Fondazione, mi ha reso una cittadina più consapevole». Infine l'ultimo grande progetto che non ha potuto concludere, il Pronto Soccorso: «Un rammarico: non aver potuto posare la prima pietra. Un orgoglio: credo di essere stata, assieme a pochi altri, l'unica a crederci fino in fondo. Ho creato le basi - spiega Cariani - perché il progetto, con certezza, venga realizzato. Sarò presente all'inaugurazione, spero non come utente. Ma va aggiunto che tutto quello che è stato fatto in questi anni è stato possibile grazie all’impegno del lavoro della segreteria della Fondazione e dei consiglieri».
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