Le imprese continuano a calare
I dati dell’Osservatorio Ires in provincia di Ferrara confermano la crisi economica e un territorio sempre più vecchio
È un vero e proprio profluvio di dati quello contenuto nel quarto Osservatorio sull'economia e il lavoro in Provincia di Ferrara realizzato dall'Ires-Cgil e presentato ieri pomeriggio all'Arengo. Una provincia che, nel 2013 (ultimo dato disponibile) ha visto calare a poco più di 355.300 i suoi residenti - quasi tremila in meno rispetto soltanto all'anno precedente - ma che dovrebbe continuare a veder stabilizzato il suo numero nei prossimi decenni, visto che si prevedono nel 2035 almeno 350mila ferraresi. Gli stranieri sono quasi sestuplicati in una dozzina d'anni (5.181 nel 2001, 29.694 nel 2013) in termini assoluti, passando dall'1,5 al 8,4% sul totale dei residenti; parliamo comunque di una percentuale ben inferiore rispetto alla media regionale (12%). Probabilmente è soprattutto grazie a loro se i giovani sotto i quindici anni non sono mai stati così tanti: quasi 40mila nel 2013, l'11,2% dei residenti, contro il 9,4% del 2001 e il 10,4% del 1991. Al contempo continuano però ad aumentare gli over 65, che hanno sfondato nel 2013 quota 95mila (nel 2001 erano 85mila) e si avvicinano al 27% sul totale dei residenti. In pratica, per ogni bambino o ragazzino sotto i quindici anni ci sono due "adulti" e mezzo sopra i 65. Quanto al quadro economico in senso stretto, il rapporto Ires segnala che nel periodo 2010-2014 il valore aggiunto nella nostra provincia è mediamente sceso dello 0,8%, un calo che dipende soprattutto dal settore delle costruzioni (-5,6%) e da quello dei servizi (-1,1%), cui fa da contraltare la crescita nel settore primario (+3,3% in agricoltura). Pur con una battuta d'arresto nel 2013 rispetto al 2012, in questi anni di crisi hanno tenuto le importazioni (oltre due miliardi e 260 milioni il loro valore nel 2013, tra i più alti negli ultimi quindici anni), soprattutto quelle di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (oltre 650 milioni), prodotti chimici (oltre mezzo miliardo), macchinari e apparecchiature (384 milioni). Il numero di imprese attive è in calo ininterrottamente dal 2009 (-1,2% nel 2013 rispetto al 2012), un calo che ha colpito le imprese artigiane più delle altre (-1,7% nel 2013 rispetto al 2012, ma il calo è costante dal 2007). Un segnale positivo è però il notevole calo delle ore di cassaintegrazione autorizzate nel 2013: poco meno di sei milioni, a fronte delle quasi dieci milioni del 2012. Resta però drammatico il calo degli occupati: meno di 140 mila nel 2013, ventimila in meno rispetto ai 159.344 registrati solo nel 2011. Più che raddoppiate, al contempo, le persone in cerca di occupazione, dal 10.011 del 2011 alle 23.100 del 2013. Nello stesso anno ci sono stati anche 70mila avviamenti circa (più o meno in linea con gli anni passati), ma per la grande maggioranza (53.825) si è trattato di lavoro a tempo determinato. Se proprio si volesse cercare un risvolto positivo di questa crisi, si potrebbe trovarlo nel notevole calo degli infortuni sul lavoro: erano 27.813 quelli denunciati all'Inail nel 2007, sono stati "solo" 18.327 quelli segnalati nel 2013.
Gabriele Rasconi
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