Quanti soldi andati in fumo per chi ha comprato le azioni
Se i correntisti e i risparmiatori ordinari della Carife possono dormire sonni tranquilli sul destino dei loro soldi, il problema maggiore in tutti questi anni di crisi della Cassa di Risparmio di...
Se i correntisti e i risparmiatori ordinari della Carife possono dormire sonni tranquilli sul destino dei loro soldi, il problema maggiore in tutti questi anni di crisi della Cassa di Risparmio di Ferrara lo hanno gli azionisti. Sul denaro investito in quella direzione, già da mesi si addensano molte nubi con una perdita di valore complessivo che ha raggiunto in poco tempo il 90% del capitale. E il rischio di arrivare al 100%, in caso di azzeramento, è dietro l’angolo ed è quello che in tanti tentano di scongiurare dopo l’ipotesi di acquisizione del Fondo Interbancario. In questo senso, con notevole ritardo, si sono mossi anche i politici ferraresi, con un’interrogazione parlamentare al ministro Padoan, per scongiurare di bruciare ulteriori risparmi. Già, ma tutta questa lunga fase di crisi quanto sta costando agli azionisti della banca ferrarese? Tantissimo, soprattutto per chi ha comprato azioni nel periodo in cui il loro valore era al massimo storico vale a dire 40,6 nel febbraio del 2009. Da allora è cominciato un rapido e inesorabile declino del titolo. Sei anni fa le azioni Carife erano all’incirca 35 milioni per un valore complessivo di 1,4 miliardi, con i due terzi detenuti dalla Fondazione Carife. Nel dicembre del 2010 il valore del titolo era sceso a 30,4 euro, con un calo di valore di un quarto poco meno di due anni, ultima quotazione prima dell’aumento di capitale dell’anno successivo. Sì perché il prezzo di vendita venne fissato in 21 euro per azione e sembrava quindi un buon affare con la quotazione di poco superiore ai 30. Ma già a pochi mesi dall’aumento di capitale l’azione scese sotto quota 21, in pratica quasi dimezzato dell’investimento azionario. Con l’aumento di capitale sono state sottoscritte oltre 7 milioni di nuove azioni che hanno fatto salire il monte titoli complessivo a 42 milioni pari a una quota totale di 900 milioni di euro. Si arriva così all’anno del commissariamento, il 2013, con il titoli che da gennaio a maggio scende da quota 18,9 a 11 euro. Si assiste così ad un erosione progressiva del valore che scende anche sotto il valore nominale di 5,21 euro, creando grossissimi problemi al bilancio della Fondazione Carife che nel frattempo ha diminuito la quota azionaria passando dal 66,7% al 54,3% delle azioni (oltre 23 milioni di titoli in portafoglio). Da ricordare anche il pasticcio del 18 settembre 2014 quando sulla home banking il valore titolo venne azzerato per poi correre ai ripari bloccando le contrattazione e fissando il prezzo a 3,18. Da allora il valore complessivo delle azioni è sceso a 133 milioni. Un capitale azionario andato quasi tutto in fumo. (g.p.z.)
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