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Tenuta del welfare a rischio

«Aumenteremo o l'Imu o l'Irpef» aveva detto solo alcuni giorni fa il sindaco Tiziano Tagliani annunciando la manovra straordinaria di bilancio di maggio, una manovra resa necessaria dai due milioni e...

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«Aumenteremo o l'Imu o l'Irpef» aveva detto solo alcuni giorni fa il sindaco Tiziano Tagliani annunciando la manovra straordinaria di bilancio di maggio, una manovra resa necessaria dai due milioni e 900mila euro di tagli decisi dal Governo. «Aumenteremo sia l'Imu sia l'Irpef, in maniera non indiscriminata» ha detto invece ieri l'assessore al Lavoro e alle Attività produttive Caterina Ferri, intervenendo al convegno in cui è stato presentato il rapporto dell'Ires. «La manovra ci mette nella condizione di non avere alternative, altrimeni non avremmo i soldi non dico per chiudere le buche nelle strade, che sarebbe già tanto, ma per le spese minime». Un aumento che graverà su una città, ha detto ancora Ferri, in cui già «la tenuta del welfare è a rischio: anche a Ferrara abbiamo diversi cavalcavia abitati, abbiamo ex fabbriche in cui alloggiano famiglie e singoli. Qualcosa di impensabile, in Emilia Romagna, anche solo quindici anni fa». Due sembrano le strade possibili per uscire dal quadro delineato dal rapporto: le esportazioni e gli investimenti pubblici. «Sull'export c'è ancora molto da fare, bisogna evitare che siano solo le grandi imprese ad esportare», mentre per evitare che il nostro territorio «diventi sempre più povero e distante dal resto dell'Emilia Romagna servono investimenti ad hoc. Non è una richiesta di assistenzialismo, ma dobbiamo pretendere attenzione per essere messi in grado di uscire dalle nostre difficoltà». Il segretario generale Raffaele Atti si è concentrato sulle caratteristiche demografiche evidenziate dal rapporto. La nostra è sì una provincia in cui il numero e la percentuale di under 15 è maggiore rispetto al 2001 e al 1991, ma nello stesso ventennio è anche passata dal 20,2 al 26,2% l'incidenza degli over 65. E, soprattutto, è crollato il numero di residenti fra i 15 e i 34 anni, l'età in cui si comincia a lavorare: 100.471 nel 1991 (il 27,8%), 59.645 nel 2013 (il 16,8%). Per Atti, le soluzioni si chiamano immigrazione e trattenimento dei giovani. «Se verrà meno l'immigrazione verrà meno un fattore di difesa dalla deriva demografica». (g.r.)

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