Abusi su un bimbo di quattro anni
Un anziano imputato per violenza sessuale. «Giochi senza malizia»
FERRARA - Per lui era “lo zio”, per i suoi genitori era l’amico di famiglia, a cui affidare senza preoccupazioni il loro bimbo ancora in tenera età. Lo “zio”, oggi 77 anni, è finito a processo per violenza sessuale, accusato di aver abusato del bimbo, all’epoca di quattro anni, durante una breve assenza dei genitori.
I fatti risalgono al 2013, in una località della provincia. L’imputato e la famiglia del bimbo vivono in due villette vicine, l’anziano è il loro padrone di casa ma i loro rapporti sono di grande familiarità e amicizia. Più volte il pensionato, che vive solo, si occupa del bambino. Anche quel giorno di primavera di due anni fa, quando i genitori gli affidano il figlio il tempo necessario per fare la spesa. Una volta tornata a casa, la mamma nota durante il bagnetto un arrossamento nelle parti intime del bimbo dovute, spiega lui stesso, a un «mordicchiamento» da parte dello zio. I genitori, furiosi, lo affrontano. L’anziano nega, parte la denuncia e si arriva al processo.
L’imputato, difeso dall’avvocato Luca Azzano Cantarutti di Rovigo, continua a respingere ogni accusa, ma ieri in aula i genitori del bambino (costituiti parte civile con l’avvocato Rando) hanno riferito che lo “zio” avrebbe comunque parlato di un «gioco senza malizia». Tra i testimoni, anche i parenti dell’imputato, ai quali il 77enne si era rivolto per cercare di ricucire con i genitori, insistendo sulla sua innocenza. E a questo proposito ieri è stato prodotto un Cd con la registrazione di una telefonata tra la famiglia e i parenti dell’imputato e nella quale l’anziano avrebbe ammesso qualche “gioco” ma “senza malizia”. Un elemento che il tribunale ha acquisito con riserva in attesa dell’esito di una perizia: ieri è stato infatti conferito l’incarico tecnico per la trascrizione e rinviato il processo al 21 ottobre.
Al bambino, in ogni caso, verrà risparmiato l’onere di testimoniare: secondo una psicologa infantile non è in grado di rendere testimonianza, la sua giovanissima età potrebbe portarlo a confondere fatti e fantasie.
«Alla luce delle testimonianze - ha commentato l’avvocato Azzano Cantarutti - ritengo che possa essere dimostrata l’innocenza del mio assistito. Va ricordato inoltre che la visita pediatrica non ha riscontrato alcun segno o traccia sul corpo del bambino».(a.m.)