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«Azionisti Carife muovetevi ora»

«Azionisti Carife muovetevi ora»

Federconsum: per recuperare i soldi non c’è la class action Già tre cause pilota in tribunale. Un precedente fa sperare

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FERRARA - Muoversi subito, a tutela dei propri soldi. Prima dell’intervento del Fondo interbancario. È il consiglio di Federconsumatori ai 28mila piccoli risparmiatori che hanno investito in Carife. «L’obiettivo è arrivare a 28mila reclami nei confronti della banca», dice papale papale Massimo Cerniglia, avvocato e consulente nazionale dell’associazione che già più di tre anni fa si mosse in difesa di coloro che avevano aderito agli aumenti di capitale del 2009 e del 2011, attraverso tentativi di mediazione con l’istituto di credito. «Fin da quei momenti – ricorda il responsabile provinciale Roberto Zapparoli – manifestavamo preoccupazione per la situazione della Cassa, senza fare allarmismi. Non vogliamo vantarci, ma oggi si può dire che purtroppo avevamo ragione».

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Il piano, comprendente un ufficio legale messo a disposizione nella sede di piazza Verdi, parte lunedì. Cioè da quando i risparmiatori potranno far valere le proprie contestazioni. «La nostra idea – spiega Cerniglia – è inoltrare una serie di reclami con una richiesta di documenti, cui la banca è tenuta a rispondere entro 90 giorni, che poi gli avvocati valuteranno per eventuali azioni legali da intraprendere». Il punto che può giocare a favore dei detentori della azioni è uno, la mancata trasparenza: «Quando hanno comprato non è stato loro spiegato che si trattava di titoli illiquidi, ossia difficilmente cedibili. In caso di investimento finanziario, l’intermediario deve spiegare se l’acquisto è altamente speculativo. E qui, a monte, non sono state date informazioni di base». Occhio che c’è un precedente che fa ben sperare. Nel luglio scorso l’Ombudsman bancario («un organismo formato dagli stessi istituti di credito, quindi insospettabile», osserva Cerniglia) ha dato ragione a un risparmiatore Carife, proprio sulla base del fatto che la banca non aveva ottemperato a quanto prevedono il testo unico bancario e il regolamento Consob. Risultato? La restituzione dei 30mila euro investiti più gli interessi.

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Esclusa l’ipotesi della class action perché, fa sapere il legale, «è disponibile solo al consumatore, mentre l’azionista è un socio a tutti gli effetti secondo una sentenza del Tribunale di Firenze», la strada percorribile è quella della battaglia individuale. In ballo, complessivamente, c’è una montagna di danaro: i circa 200 milioni di euro sottoscritti dai risparmiatori (esclusa la Fondazione) in occasione degli ultimi due aumenti di capitale. «C’è gente – prosegue Cerniglia – che ha fatto investimenti anche da uno o due milioni. In tribunale a Ferrara sono pendenti tre cause pilota: non abbiamo volontà persecutoria nei confronti della banca, però pretendiamo il rispetto della legalità. Il principio è che se anche si azzerano le azioni, il diritto risarcitorio resta intangibile». E che si vada verso uno svuotamento di valore dei titoli, l’avvocato lo mette in conto: «Ho seguito il caso di Banca Tercas: la vicenda teramana è molto simile a quella ferrarese. Il Fondo interbancario è intervenuto mettendo sul piatto 280 milioni, il capitale sociale è stato ricostituito per ripianare una parte del debito e gli azionisti sono stati azzerati, rimanendo con un pugno di mosche in mano. E solo in seguito è arrivato il “cavaliere bianco”, la Popolare di Bari». Non un bel paragone per i soci Carife. Il “cavaliere bianco” poi, nemmeno si vede.

Fabio Terminali

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