«Il Fondo mette al sicuro la Cassa»
Maiarelli (Fondazione) incontra i commissari e poi rassicura L’intervento non potrà non tener conto dei nostri soci
L’intervento del Fondo interbancario sul capitale di Carife è «sacrosanto e salvifico» dell’occupazione e dell’operatività della banca, mettendo al sicuro depositi (anche oltre i 100mila euro), obbligazioni e ogni altra forma di rapporto con la clientela. La banca potrà continuare nella sua normale operatività, con il patrimonio rafforzato grazie ai 300 milioni da tutte le 231 banche aderenti al Fondo. Per quanto riguarda la terza gamba del tavolo, cioè il capitale azionario, «non si potrà non tenerne conto, se non altro perché, se i 29mila soci correntisti non si sentono tutelati e abbandonano la banca, rischia di venir vanificata l’intera operazione. I commissari sono consapevoli di questo, bisogna che il messaggio sia ben presente al Consiglio di amministrazione del Fondo che dovrà deliberare il meccanismo d’intervento». A riferire il contenuto dell’incontro avuto con i commissari Carife, Antonio Blandini e Giovanni Capitanio, è il presidente della Fondazione, Riccardo Maiarelli, subito dopo averne parlato al suo Cda, ieri pomeriggio.
Gli elementi fondamentali emersi dal faccia a faccia, a distanza di qualche giorno dalla prima delibera del Fondo, che ha stanziato i 300 milioni per Ferrara, sono due. Il primo è quello già ribadito più volte, in questi giorni, ma evidentemente non recepito pienamente dall’intera clientela: il Fondo mette in sicurezza tutti i rapporti per intero, proprio perché interviene non a copertura dei depositi dopo la liquidazione di una banca, ma per prendere in mano la proprietà e la gestione di Carife. Si tratta di una delle opzioni a disposizione dell’ente, che non ha scadenze temporali anche se sarà... temporanea, in attesa che il risiko bancario italiano si assesti nelle tessere più importanti e salti fuori il “cavaliere bianco” in grado di acquistare la Cassa ferrarese.
Il secondo elemento fondamentale è riferito al meccanismo d’intervento. L’articolo del Sole 24 Ore che ha scatenato le reazioni di questi giorni e «parzialmente vero», sottolinea Maiarelli, nel senso che «non è detto porti alle conclusioni estreme, cioè all’azzeramento del capitale sociale e quindi del valore delle azioni. Questa è un’interpretazione di quanto ha deliberato il Fondo, ma il meccanismo d’intervento ancora non c’è e quindi non sappiamo concretamente come quei 300 milioni saranno impiegati». Di sicuro non si tratta di un meccanismo simile a quello attivato a Tercas, dove i “buchi” sono stati coperti dal Fondo e poi la banca è stata acquisita da PopBari, con il risultato di vedere l’operazione messa sotto la lente dell’Antitrust Ue per presunti “aiuti di Stato”: «No, il modello Teramo non c’entra, ma è anche il caso di chiedersi se possiamo sopportare che l’Unione europea consideri aiuto di Stato l’intervento di banche private» alza la voce Maiarelli.
Per conoscere il modello Ferrara nei dettagli, che fanno più che mai la differenza, bisognerà attendere poco: la nuova delibera del Fondo potrebbe arrivare nel giro di pochi giorni, in ogni caso ben prima del 27 maggio, quando scadrà il commissariamento, data entro la quale sarà necessario aver convocato l’assemblea per la ricapitalizzazione e l’ingresso del nuovo socio.
A ricordare cosa c’è in gioco ci pensa Roberto Bonora, in veste di direttore Unindustria più che di consigliere della Fondazione: «Il mancato riconoscimento del valore delle azioni sarebbe un colpo tremendo per l’economia dell’intero territorio, che ne risentirebbe in maniera notevole in un momento particolarmente delicato». Non è certo questo l’argomento che potrà far breccia nei consiglieri del Fondo, che però hanno l’obbligo di assicurarsi il recupero dei 300 milioni messi in Carife, in futuro, e per questo, oggi, devono tener conto anche dei soci-azionisti.
Stefano Ciervo
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