«Carife torni al servizio delle imprese»
Le associazioni economiche deluse dalla banca. Tonello: aumento di capitale-rapina. Calderoni: Bankitalia, metri diversi
Passato e futuro di Carife, ecco i pareri delle associazioni economiche alla vigilia dell’era targata Fondointerbancario.
Mauro Tonello, presidente regionale Coldiretti. «È parecchi anni che siamo tagliati fuori dalla gestione Carife, nonostante che molti associati siano clienti e soci della banca. Più volte avevamo tentato di segnalare l’anomalia di una cassa che si stava allontanando dal territorio, la cui attività era poco convincente. Sono state certo commesse imprudenze. Se poi è vero, come si legge, che l’aumento di capitale del 2011 venne autorizzato ed effettuato quando già si era a conoscenza di come stavano le cose, si può parlare di rapina a mano armata nei confronti della città. Come vedo il futuro? Da questa vicenda uscirà per forza di cosa una Carife diversa, se non altro perché la politica della moltiplicazione degli sportelli non ha più senso, l’importante è che possa rispondere alle esigenze delle imprese».
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Roberto Crosara, presidente Confcooperative. «Siamo dispiaciuti di dover apprendere le notizie su Carife dai giornali, ma da parte di chi gestisce la banca c’è una chiusura totale nei nostri confronti. Tutte le nostre coop hanno un rapporto con la banca, c’è chi rimane e chi va a cercare condizioni migliori. Il punto è sempre quello: senza informazioni sull’evoluzione della banca si ha l’impressione di doversi sempre tutelare in altra maniera. Per il futuro auspichiamo che Carife possa risollevarsi».
Paolo Benasciutti, presidente Confesercenti. «Il dato vero di questa crisi Carife è la difficoltà delle aziende ferraresi ad accedere al credito, che è maggiore rispetto ad altri territori e comincia ben prima del commissariamento. Dall’interno di Cofiter regionale si può toccare con mano questa realtà. Tra l’altro Confesercenti, come associazione, ha acquistato a suo tempo azioni Carife che abbiamo già dovuto svalutare in maniera significativa. Abbiamo dato una mano importante all’aumento di capitale del 2011. Insomma, ci sono molti motivi per augurarsi che la banca sia venduta in fretta e riprenda quel rapporto speciale con le imprese del territorio».
Stefano Calderoni, presidente Cia. «L’auspicio è che un patrimonio così importante trovi una piena capacità operativa. L’allontamento di Carife dai bisogni delle imprese, in particolare quelle agricole che sono dinamiche e hanno bisogno di liquidità, si è sentito in questi anni. Spesso abbiamo riscontrato complicazioni. Per quanto riguarda il passato, ci vorranno anni per capire cos’è effettivamente successo, come mai Carife si è come allontanata dal suo territorio. L’impressione è che Bankitalia non abbia utilizzato lo stesso metro di altre banche, ad esempio Mps».
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Andrea Benini, presidente Legacoop. «Riteniamo che l’intervento del Fondo interbancario sia positivo nella misura in cui consentirà la ripresa dell’operatività della banca e la tutela di lavoratori e correntisti. L’auspicio è che si possa arrivare, anche grazie all’ulteriore margine di tempo consentito dall’operazione, all’individuazione di un partner bancario che permetta a Ferrara di avere un riferimento a supporto delle imprese. Esprimiamo comunque preoccupazione per le sorti della banca e le ricadute sul territorio, qualora non si riuscisse ad evitare l’azzeramento del capitale sociale. Ci auguriamo pertanto che si possa trovare una soluzione per preservare, almeno in parte, le quote di valore in capo agli azionisti. Non siamo in grado di formulare alcuna considerazione in merito alle responsabilità degli amministratori né all’azione dei Commissari, poiché negli ultimi Consigli di amministrazione della banca non era presente alcun consigliere espressione del mondo cooperativo e non abbiamo mai avuto contatti con la gestione commissariale». (s.c.)
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