«Non rapinavo, cercavo sesso a pagamento»
L’arrestato si difende: non avevo capito che era un uomo, volevo riprendermi i soldi
Non aveva alcuna intenzione di rapinare il transessuale, anzi, non aveva proprio capito che si trattava di un uomo con una parrucca. Ubriaco com’era, lo aveva scambiato per una donna e l’aveva avvicinata in stazione per concordare una prestazione a pagamento. Solo dopo la consegna del denaro, una trentina di euro di “caparra”, si era reso conto di trovarsi di fronte a un uomo e si era tirato indietro, pretendendo la restituizione dei soldi. E per recuperare quanto aveva pagato aveva afferrato la borsa e la parrucca ed era scappato. Così si è difeso, ieri al processo per direttissima, il 36enne nigeriano arrestato sabato notte dai carabinieri mentre si allontanava lungo i binari della stazione. Con l’ausilio di un interprete, ha reso la sua versione dei fatti, dichiarando di non aver voluto rapinare il transessuale. Quest’ultimo, un 43enne di origine tunisina, è stato ascoltato a sua volta, lamentando tra l’altro di non essere più tornato in possesso della borsa, con i soldi , il cellulare e soprattutto i documenti, persi dall’imputato durante la fuga. La vittima aveva chiesto aiuto a un passante, facendosi prestare un cellulare con cui aveva poi chiamato i carabinieri. I militari erano accorsi rintracciando il nigeriano nei pressi del binario 6: con sè aveva ancora la parrucca, ma della borsa non c’era traccia. L’uomo era così finito in carcere per rapina. E ieri al processo, difeso dall’avvocato Irene Costantino, ha negato la volontà di compiere una rapina, attribuendo la sua reazione all’alcol.
Il processo riprenderà il 5 maggio, con le testimonianze dei carabinieri che effettuarono l’intervento. Poi la sentenza.
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