Il S. Giorgio desnudo entra in duomo senza dare scandalo
Don Stefano Zanella: «Mi sembra più Adamo che il Santo» La turista: il drago dov’è? Il turista: mi fa pensare al David
Piaccia o non piaccia il Palio di S. Giorgio desnudo ha trovato posto senza problemi nella Cattedrale fin da ieri mattina. E che la scelta artistica della studentessa del “Dosso Dossi”, Isadora De Souza, non avrebbe dovuto temere l’oscuramento lo lasciava intendere fin da subito la reazione di don Stefano Zanella, responsabile dell’Ufficio Beni culturali dell'Arcidiocesi: «Questa figura dal punto di vista iconografico si avvicina più a quella di Adamo che a quella del Santo». E di un Adamo nudo, sia pure visto di schiena, nessuno si scandalizza. Tutt’al più può disorientare, poiché il corpo nudo, per di più disarmato di San Giorgio, appare molto lontano dall'immagine del soldato che inflgge un colpo di lancia al drago che simboleggia il male, il demonio, il nemico di Dio e degli uomini.
I quattro Palii - anche gli altri tre disegnati da allievi del “Dosso Dossi” - ieri sono rimasti esposti in cattedale al giudizio dei visitatori. «E' decisamente un Palio innovativo - ha dichiarato Riccardo Magellano, un giovane laureato arrivato a Ferrara cinque anni fa - San Giorgio è visto come una sorta di eroe che mi porta a pensare al David di Donatello a Firenze, forse l'autrice voleva esprimere fisicamente la sfera umana dell'intera complessità del Santo. Lo trovo comunque positivo perché lui era un uomo dalle grandi gesta».In Duomo è un via vai di turisti e di scolaresche. «Noi veniamo da Brescia - riferiscono alcune giovanissime studentesse - e sinceramente se lei non mi avesse detto che qui era raffigurato San Giorgio, non lo avrei mai capito….non avevo neppure visto che c'era il drago, solitamente abbinato al Santo». Una ferrarese c'è in Duomo, è una insofferente farmacista del centro storico, il cui commento ignora il drappo di San Giorgio e prende di mira il Palio nel suo insieme. «Se lo aboliscono mi fanno un piacere..».
Infine c'è signore che ha nostalgia per i criteri selettivi di una volta. «Quando a giudicare i quattro Palii c'era la commissione di un'Associazione Culturale ferrarese (il Club Amici dell’Arte, ndr) queste cose non accadevano. Il Palio di San Giorgio veniva affidato alla realizzazione di un artista ormai affermato e quindi diventava un'opera d'arte». L’ombra dello ‘scandalo’ non si è palesata neanche in serata, quando in Cattedrale si è svolta la cerimonia ufficiale della Benedizione dei Palii e dell’offerta dei Ceri.
Sotto lo sguardo protettivo del maestro Sebastiano Filippi, il Bastianino, che nel catino absidale ha rappresentato il suo Giudizio Universale esponendo nudità senza rossori, il Palio di San Giorgio non ha ‘turbato’ una cerimonia che l’arcivescovo Luigi Negri ha voluto quanto mai solenne. Ed è arrivato l’immancabile ringraziamento ai figuranti e ai rappresentanti del Palio come pure l’espressione dell’«amicizia profonda» maturata nelle «visite pastorali alle contrade». La manifestazione resta «un’occasione per la città», una testimonianza di «cultura e civiltà» contro «l’inquietitudine e la banalità della vita» e contro chi non sa esprimersi se non attraverso «reazioni meschine».
Margherita Goberti
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