Ma quanti Nostradamus per Carife
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
FERRARA. Mi si dice che scrivere una parola storta può compromettere i destini della Cassa di Risparmio di Ferrara. La piazza è sensibile. Il momento è decisivo. Sta finendo il biennio dei commissari che passano il testimone al Fondo interbancario. Cioè: una mezza soddisfazione. Cioè: una coalizione di banche infilerà un salvagente all’istituto malconcio di corso Giovecca.
Gli animi e i portafogli sono sospesi nel provare a immaginare se un tale salvagente da 300 milioni e l’arrivo di una nuova governance confermeranno o azzereranno l’assetto azionario (pre e post il fatale aumento di capitale di quattro anni or sono). Quanto permarrà questo salvagente? Che cosa capiterà dopo? Ciò che è chiaro e tondo è che, con i tempi che corrono e i malanni che ha, nessuno ha voluto comprarsi Carife. E c’è perturbazione agli sportelli.
Fin qui ho adottato il dosatore di parole per non interferire sul sentiment (parola cara ai bancari che hanno un cuore) della gentile clientela, perché non si metta in ansia, ponga domande, ritiri il gruzzolo, mi diventi pessimista. Carife va sostenuta. Ferrara non è immaginabile senza. Cambierebbe il nostro mondo. Per descrivere il momento e non interferire sul sentiment dei ferraresi imbocco la scorciatoia dei modi di dire.
1. La montagna ha partorito il topolino. La prima rappresenta il commissariamento a sorpresa che per due anni ha messo in camera iperbarica Carife. Il secondo è il risultato del lungo lavoro degli specialisti incaricati dalla Banca d’Italia. Il proverbio però non permette di vedere oltre la montagna, prima della montagna, le origini del dissesto. Non si può dire quindi a monte della montagna. Perché in parecchi hanno deciso che la memoria dev’essere corta.
2. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Vale a dire un esercizio tardivo e quindi inutile, caro ai ferraresi che immaginano che le patologie di Carife potessero risolversi in breve tempo e poco sforzo, all’ultimo momento.
3. Il bel tacer non fu mai scritto. Non potete immaginare con quali e quante difficoltà la Nuova Ferrara va raccogliendo le dichiarazioni del locale mondo economico e produttivo sulla vicenda Carife. Tutti “auspicano una positiva soluzione”. In molti dicono nulla e si sottraggono al giudizio sui tempi felici e contenti di Carife allattatrice.
4. Il giro delle sette chiese. È quello che stanno compiendo fisicamente o attraverso le telecomunicazioni il sindaco Tagliani e il presidente della Fondazione Carife Maiarelli. Perché gli opinion leader (quelli che contano) si adoperino per una moral suasion (convincimento intimo) contro le fughe dalla banca dei ferraresi.
5. Restare con il cerino acceso in mano. È la poco piacevole condizione di chi rischia di essere il solo ad ustionarsi nel palleggio di un problema acuto. Quel che è capitato prima del commissariamento nessuno lo dice o lo sa. I commissari se ne vanno. Prossimamente conosceremo il bilancio post commissariamento. La dichiarazione di Maiarelli sull’arrivo del Fondo è una fervente preghiera: «Le altre banche non potranno non tener conto dei soci». E Tagliani: «Bisogna garantire le migliori condizioni dell'operatività». Il cerino gira che è un piacere.
6. Non c'è il due senza il tre. Quest’ultimo è (sarebbe) il numero perfetto, anche per Carife. Maiarelli porta il paragone ebanistico della completezza di un tavolo se ha almeno tre gambe sicure: patrimonio, dipendenti, azionariato. È un segnale-invito per il Fondo: che non si concentri solo nella gestione patrimoniale e nel mantenimento del personale. Azioni e obbligazioni avranno pure un valore.
7. La coperta corta. Il Fondo entrerebbe con 300 milioni. La medicina per ripianare. Sarebbe pernicioso se l’esito dei clienti che bussano agli sportelli dovesse essere coperto dallo stesso salvagente.
8. Il senno del poi. È la vanteria di chi esibisce il suo “lo sapevo che andava a finire così”. Certe volte la saggezza della provincia somiglia alle Centurie di Nostradamus. Si svela solo dopo il finale. Bella forza. Non è valido.
s.scansani@lanuovaferrara.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
