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L’UXORICIDIO

L’ha colpita nel letto e ha chiamato il 118

Gioele Caccia
L’ha colpita nel letto e ha chiamato il 118

Dramma della disperazione a Cento: uccide con il coltello la moglie invalida, poi si siede ad aspettare soccorsi e carabinieri. La figlia: ha perso il controllo

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CENTO. «Mio padre ha perso il controllo. Non ha retto alla disperazione, è crollato». Loretta Parmiani apre la porta e resta sulla soglia di casa, in via Borselli, 9. Le bastano poche parole per spiegare al cronista cosa è successo tra quelle mura sabato sera. Per lei il coltello che le ha portato via la mamma, Carmen Tassinari, 80 anni, era impugnato da una persona che in quel momento non era in sè. Suo padre era tormentato dal dolore, oppresso dallo sconforto - che per qualche motivo quella sera non è riuscito a più sostenere - per lo stato di salute della moglie, ammalata da anni e sofferente, invalida, bisognosa di cure e di attenzioni 24 ore su 24. Lui quelle attenzioni non gliele negava mai e così facevano i figli, che la accompagnavano in carrozzina al parco per distrarla e perché le volevano bene.

Così li descrive il vicinato, quasi incredulo e in qualche caso partecipe fino alla commozione del dramma che l’altra sera ha sconvolto la vita di un’intera famiglia suscitando stupore e forte emozione nelle case del ‘Villaggio’, quartiere residenziale abitato da molti anziani non lontano dal centro della città. Nell’appartamento di via Borselli, al piano rialzato di una palazzina di sei unità identica a tante altre che la circondano, ieri è tornato agli arresti domiciliari Giuseppe Parmiani, 81 anni, originario di Comacchio ma da decenni residente in quel condominio. E’ stato lui, attorno alle 21.30 di sabato, a impugnare l’arma con cui ha ucciso la moglie in camera da letto.

Un grosso coltello da cucina (con un manico di 14 cm e la lama di 24, precisano gli inquirenti) che ha trafitto Carmen Tassinari al fianco destro e non le ha lasciato scampo. Parmiani, “Pino” come lo chiamano i vicini, si è fermato lì, a quel colpo inferto in un momento di prostrazione che ha cercato di raccontare ai carabinieri che lo hanno trattenuto in stato di fermo fino a ieri con un’ammissione di stanchezza e di debolezza: «Mi dispiace, non ce l’ho fatta più».

Alle 21.33 di sabato ha chiamato il 118, lo stesso numero composto ogni volta che la moglie, da tempo costretta in carrozzina o a letto, si aggravava per farla assistere dai medici.

E sono stati proprio i sanitari dell’emergenza ad avvertire il 112. Chi è entrato nella casa di via Borselli ha trovato la donna a letto, ormai senza vita, e Giuseppe Parmiani seduto ad aspettare. Il coltello lo aveva riposto su una mensola e da lì è stato prelevato e sequestrato.

I carabinieri della Compagnia di Cento hanno preso l’anziano in consegna e lui non ha opposto nessuna resistenza. L’atteggiamento collaborativo e le motivazioni fornite nell’immediatezza agli inquirenti probabilmente hanno convinto il magistrato a concedere all’anziano ultraottantenne gli arresti domiciliari. In pratica la convinzione che non potrà rendersi ancora pericoloso. Spetterà al giudice, eventualmente, modificare la disposizione nel corso dell’udienza di convalida.

I contorni della tragedia umana e familiare ci sono tutti e il quadro investigativo appare già piuttosto chiaro a poche ore dal fatto. L’altra notte i militari della Scientifica del Comando provinciale dei carabinieri di Ferrara si sono trattenuti a lungo nella casa dei due anziani per raccogliere tutti gli elementi utili all’inchiesta. Ma da quanto si è appreso ieri nessun aspetto emerso nelle prime fasi di indagine (il sopralluogo coordinato con il sostituto procuratore Barbara Cavallo e gli atti urgenti raccolti dal tenente Massimo Costanzo, della Compagnia di Cento) è arrivato a collidere con l’ipotesi di una reazione psicologica alimentata dall’esasperazione che in quel momento non ha trovato un freno sufficiente a smorzarne l’effetto prima che divenisse irreparabile. Il profondo dispiacere per le condizioni della donna e l’aggravamento progressivo del suo stato, l’abbattimento psicologico, i sacrifici quotidiani, costanti e inevitabili, l’accumulo di una tensione che forse da qualche tempo cercava una via di sfogo potrebbero essere indizi sufficienti a spiegare cosa è scattato nella mente di Giuseppe Parmiani sabato sera.

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