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Per Carife ora serve il Piano industriale da portare al Fondo

Già mercoledì se ne saprà di più, poi i nuovi amministratori Azionisti: c’è l’ipotesi di un riconoscimento post-vendita

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Sarà probabilmente mercoledì 6 maggio il giorno del destino per Carife, quando cioè si riunirà di nuovo il Consiglio di amministrazione del Fondo interbancario di tutela dei depositi sul dossier della banca ferrarese. I consiglieri del fondo, che sono i rappresentanti delle principali banche nazionali socie, tra le quali molte che sono state associate a Carife nei mesi scorsi, dovranno valutare un piano industriale pluriennale per la banca preparato dai commissari, per definire il meccanismo dell’intervento. La scorsa settimana il Cda del fondo ha già deliberato lo stanziamento di 300 milioni per la ricapitalizzazione della banca e l’uscita dal commissariamento biennale con una gestione-ponte da parte dello stesso fondo in attesa di un acquirente industriale; ma per portare a termine questo intervento, il primo del genere in Italia, i consiglieri hanno bisogno di assicurarsi, come recita il loro statuto, «che sussistano prospettive di risanamento e ove sia prevedibile un minor onere rispetto a quello riveniente dall'intervento in caso di liquidazione». La seconda condizione è assolta per via matematica, visto che nel caso da scuola di liquidazione, il Fondo dovrebbe tirar fuori 1,5 milioni di euro per saldare i correntisti. Anche le prospettive di risanamento sono assodate, visto che l’intervento è stato già deliberato, ma i responsabili delle varie banche socie del fondo dovranno spiegare in dettaglio il perché ai loro consiglieri, al momento di chiedere il finanziamento pro-quota, e portare con loro la documentazione.

Si tratterà anche del primo “esame” del lavoro dei commissari Carife, in quanto il Piano industriale non potrà che partire dai numeri del bilancio di questi due anni: la conferma di quanto emerge da più parti in queste settimane, e cioè che corso Giovecca avrebbe accumulato coperture maggiori della media del sistema, aiuterebbe tutti i passaggi successivi. Il primo di questi sarà la nomina dei nuovi amministratori della banca da parte del Fondo, che dovranno forzatamente essere di fiducia dei soci più importanti (Intesa, Unicredit e Ubi su tutte): la presenza o meno nella pattuglia dei consiglieri di esponenti ferraresi sarà un segnale della disponibilità nei confronti delle istanze locali. E c’è chi ipotizza un ruolo anche per il commissario Giovanni Capitanio.

Il tutto farà da prologo alla partita più importante per quanto riguarda il territorio, cioè il riconoscimento di un valore ai titoli in mano alla Fondazione e ai piccoli azionisti. Sembra difficile che questo riconoscimento possa avvenire subito, cioè al momento del passaggio delle quote al Fondo: è più probabile, ma non scontato, che Salvatore Maccarone, il presidente Fitd, e i suoi consiglieri possano valutare la possibilità di lasciare agli attuali azionisti una parte dell’incasso al momento della vendita ad un altro istituto. In questa maniera, tra l’altro, gli attuali azionisti verrebbero “tenuti a bordo”, contitolari del rischio d’impresa e dello sforzo per riportare Carife al massimo dei giri, senza peraltro intervenire sulla gestione.

Stefano Ciervo

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