La Nuova Ferrara

Ferrara

l’incidente risale al 2011

«Risarcimento per quella morte»

Una drammatica immagine dell'incidente in cui perse la vita Agron Lici
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Una drammatica immagine dell'incidente in cui perse la vita Agron Lici

Si schiantò contro un platano, ora la Provincia è citata in giudizio

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Torna l’incubo dei platani per gli amministratori della Provincia, che tremano ad ogni schianto d’auto contro le “loro” piante dopo la sentenza 2011 della Cassazione sulla distanza minima obbligatoria dal ciglio stradale. I sei metri non ci sono sicuramente sulla provinciale 68, tra Dogato e Rovereto, dove il 13 febbraio 2011 morì Agron Lici, 33 anni, operaio agricolo di origine albanese, «e nemmeno c’era il guard-rail di contenimento, con la pista ciclabile a fianco, a differenza del tratto tra Dogato e Ostellato. Per questi due motivi abbiamo chiamato in causa la Provincia» conferma il legale della famiglia Lici, Alessandra Faggioli. La richiesta di risarcimento è datata 2012 e in questi anni la famiglia, la moglie e i due figli dell’operaio, ha cercato un accordo stragiudiziale con l’amministrazione provinciale e la Lloyd’s Assicurazioni, ma la trattativa non ha avuto esito. Così l’avvocato Faggioli ha inviato l’atto di citazione davanti al tribunale di Ferrara, e l’udienza è stata già fissata (in un primo tempo il 29 luglio, poi c’è stato lo slittamento a 24 settembre), senza peraltro quantificare la richiesta di risarcimento, che risulterà molto elevata in quanto ricomprende anche il nuovo “danno alla vita”, definito dalla Cassazione l’anno scorso.

Lici morì praticamente sul colpo, dopo essere uscito di strada sull’asfalto bagnato con la sua Polo, ed essersi schiantato contro un platano, faceva parte della piccola comunità albanese di Dogato e lavorava in un vivaio. Subito dopo l’incidente si tornò a parlare della pericolosità degli alberi lungo le Provinciali, ma una soluzione definitiva non è mai stata trovata. L’ecatombe dei platani, cioè il taglio di tutte le piante non a distanza regolamentare (per come l’ha fissata la Cassazione) non è mai stata presa in seria considerazione, per i costi esorbitanti sia dal punto di vista finanziario che da quello ambientale. Cingere i filari di guard-rail ultra-resistenti è stata giudicata una soluzione comunque costosa e anche di dubbia efficacia. Le cose in questi anni sono rimaste sostanzialmente invariate e ora la nuova causa rischia di aprire di nuovo la ferita.

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