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Disse mafioso a Soffritti, condannata

Disse mafioso a Soffritti, condannata

Lara Comi di Forza Italia diffamò l’ex sindaco: lo accusò in Tv ingiustamente anche di aver fatto fallire la Costruttori

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In 20 minuti sintetizza 20 anni di storia recente di Ferrara: parlando del crac Costruttori («Non sono mai stato indagato per il crac, sono stato solo sentito come testimone di difesa»), della Spal («Ho detto che Donigaglia non poteva dire di no nel salvare la Spal, ma come lui hanno fatto altri imprenditori, in ultimo quello di Comacchio (Tomasi, ndr)» e della politica («Ero nelle segreteria del Pci, che allora aveva il 50% dei voti, e ci si rivolgeva agli imprenditori di punta per salvare non solo Spal, ma Felisatti e altre società»). Parla e lo fa per illustrare al giudice chi è Roberto Soffritti, ex sindaco di Ferrara, in passato politico di primo piano in regione e uomo di potere, ma soprattutto vittima di diffamazione in questo processo. Perchè lui, Roberto Soffritti non è certo un mafioso, o colui che fece fallire la Costruttori, o uomo di potere e trame occulte. Invece Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia, sostenne questo e altro ed è stata condannata ieri a conclusione del processo che la vedeva imputata da 2 anni in tribunale e Soffritti, vittima delle sue dichiarazioni. Alla fine, la pena pecuniaria di 1000 euro, inflitta dal giudice Stefano Amore, pur minima, ha riconosciuto in pieno come diffamatorie ed offensive le dichiarazioni che la parlamentare fece nel corso della trasmissione televisiva "Servizio Pubblico", condotta da Michele Santoro, il 24 gennaio 2013 dedicata agli "Impresentabili". In quell'occasione l'eurodeputata dichiarò, tra le tante parole, che Soffritti, candidato con la lista Ingroia alle elezioni, aveva «un background che può avere aspetti mafiosi», «legato a costruttori siciliani, criminalità mafiosa» aggiungendo che Soffritti era stato anche indagato in un procedimento giudiziario. «Affermazioni non vere e prive assolutamente di fondamento» ha concluso il pm Stefano Longhi in aula chiedendo la condanna a 6 mesi. Mentre il difensore, l’avvocato Porciani di Milano aveva ribadito e ricordato al giudice che la stessa Comi nelle trasmissioni che seguirono quella incriminata, fece le sue scuse pubbliche a Soffritti e alla Lista Ingroia. Come ha ribadito Soffritti che ha testimoniato in aula, i danni morali e materiali delle dichiarazioni diffamatorie furono incalcolabili: prima della trasmissione, la lista Ingrioia - secondo le proiezioni elettorali dell’epoca - aveva un 4.5% di percentuale, dopo scese al 2%: da qui il danno, anche economico ha sottolineato Soffritti di non potere accedere in Parlamento e percepire il relativo stipendio: «Stare in Parlamento ha dei vantaggi economici», ha risposto al legale della Comi che gli chiedeva di quantificare i danni concretamente. Un passaggio questo sottolinenato (per la richiesta di risarcimento) nella sentenza civile del caso. Sì, perchè il duello si è già svolto in sede civile, dove la Comi era già stata condannata a pagare 30mila euro di danni morali e a rifondere le spese legali. Sentenza già passata in giudicato per la quale le parti hanno trovato un accordo di pagamento rateale della somma. Quando venne querelata da Soffritti, la Comi invocò l'immunità di parlamentare europea e chiese il trasferimento del giudizio dal tribunale di Ferrara ad altra sede: entrambe le richieste furono negate. (d.p.)

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