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I poveri crescono il welfare cambia

I poveri crescono il welfare cambia

A confronto sulle proposte della Fondazione Zancan Alvisi (Asp): privilegiamo infanzia e non autosufficienza

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Passare da un welfare puramente assistenzialistico a un tipo “generativo”, capace di stimolare risorse e capacità individuali. La proposta è della Fondazione Zancan che ieri pomeriggio nella sede dell’Azienda servizi alla persona di via Ripagrande ha presentato il suo ultimo rapporto sulla povertà in Italia. Una condizione di indigenza che cresce pericolosamente nel nostro paese: come ha ricordato Roberto Cassoli introducendo il confronto, cui hanno partecipato amministratori pubblici ed esponenti del mondo del volontariato, il 10% sono i poveri assoluti (coloro che non riescono ad assorbire beni e servizi per una vita dignitosa), mentre il 23,4% dei residenti sono coloro che rischiano di ricadervi. «Nel giro di due anni – ha detto Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan – i bambini poveri sono raddoppiati, passando da 700mila a un milione e 400mila. In Italia il problema è l’analfabetismo da welfare, che non riconosce un sistema troppo squilibrato: il 30% delle integrazioni assistenziali delle pensioni va a chi non ha veramente bisogno, evasori e quant’altro. Dobbiamo passare dai diritti individuali ai diritti a dividendo sociale, per cui la persona aiutata diventa soggetto attivo nella società”».

Per Angela Alvisi, presidente dell’Asp, «a Ferrara stiamo già muovendo in quella direzione: le erogazioni di contributi in forma diretta si sono ridotte, in favore di azioni di inserimento lavorativo e di contrasto alla fragilità. In tempi di tagli, vanno spostate risorse in direzione dell’infanzia, dei giovani e della non autosufficienza».

«Servono progetti – ha aggiunto la responsabile del Centro servizi volontariato, Laura Roncagli – che mettano al centro la persona, è finito il tempo di interventi uguali per tutti». Il dibattito è stato concluso dall’assessore Chiara Sapigni.

Fabio Terminali

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