«Il 21 Acer mi sfratta» Il Sunia: serve moratoria
La donna, che abita al Barco, ha accumulato negli anni un grosso debito «Ho perso il lavoro, non riesco a pagare. Mi serve aiuto, almeno per mio figlio»
«Il 21 maggio devo consegnare le chiavi e portare i mobili fuori casa». La signora M. - madre di un figlio minorenne, abita al Barco in allogio popolare di proprietà del Comune e gestito da Acer. Fra quindici giorni, come le ha già notificato l’ufficiale giudiziario, deve essere eseguito lo sfratto per morosità. Il debito è consistente (diverse migliaia di euro), si è accumulato nel tempo tra canoni e soprattutto spese condominiali non pagati. La signora M. È venuta in redazione insieme a Galileo Goretti del Sunia per riferire della sua situazione sempre più precaria. È dal 1992 che abita in case popolari. Inizialmente le era stato assegnato un alloggio in via Scalabrini, a Porotto, un condominio dai canoni piuttosto elevati rispetto agli standard.
«Ma fino al 2006 è andata bene - dice la signora - perché lavoravo, avevo un posto fisso». Poi è cambiato il vento. «Da allora solo lavori saltuari e dall’inizio del 2013 sono disoccupata». Quando le cose hanno cominciato a girare male «ho fatto delle scelte, ad esempio pagavo l’affitto ma non le spese condominiali». Poi grazie anche all’interessamento di un’assistente sociale, che ha perorato la sua causa - riferisce Goretti - ha ottenuto il trasferimeno al Barco in in alloggio dove paga un canone basso, una ventina di euro. «Ma i soldi - dice la donna - mi bastano appena a pagare luce e acqua». Nel giugno 2013 ha iniziato a percepire l’indennità di disoccupazione e con un parte di quei soldi ha ridotto mesi fa una piccola parte del debito: 700 euro. Ma il piano di rientro che aveva concordato con Acer per pagare gradualmente il debito non è riuscita a rispettarlo. E alla fine è arrivato lo sfratto.
«Ho incontrato l’assessore Sapigni, le ho chiesto se è possibile avere una borsa-lavoro, ma mi ha detto che c’è una fila di gente davanti a me, ho chiesto all’Asp un contributo per pagare il gas, mi hanno risposto che non hanno soldi. Ho bisogno di un aiuto, non tanto per me, quanto per mio figlio».
E qui arriva Goretti: «Sia chiaro che noi non difendiamo la morosità, il canone canone va pagato, ma quando questo non avviene, quando l’assegnatario non paga il Comune, che è il proprietario di questi alloggi gestiti da Acer, non può limitarei ad applicare burocraticamente il regolamento. Il Comune non può gestire queste situazione come farebbe un privato. Deve capire cosa c’è dietro quel mancato pagamento, quale storia, quale vicenda personale. Oggi l’edilizia popolare è sempre più destinata a persone in grandi difficoltà, agli sfrattati, alle famiglie che hanno bisogno dell’assistenza sociale. Se questo è il quadro è quasi ovvio che poi vi siano famiglie, persone che non riescono a pagare, perchè può arrivar il momento in cui uno perde il lavoro, subentra un nuovo problema. I Comuni, non solo quello di Ferrara, dovrebbero riflettere perché di casi come quello della signora del Barco ce ne sono tanti, più di quanti si creda».
Riflettere per Goretti equivale a prendere una contromisura: «Serve una moratoria degli sfratti. Una sospensione, assolutamente transitoria, che serva per monitorare attentamente ogni singola situazione. Quando una persona in difficoltà paga 700 euro di arretrati, per esempio, io capisco che è una persona che non vuole sottrarsi ai propri doveri».
Nelle scorse settimane una richiesta di moratoria degli sfratti disposti da Acer era stata avanzata dal consigliere comunale Matteo Fornasini (Fi) con un’interpellanza che partiva proprio dal caso della signora M. del Barco.
Marcello Pradarelli
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