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Intestavano i loro beni a prestanome, arrestati due imprenditori

Guardia di Finanza
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Guardia di Finanza

Entrambi pregiudicati, usavano metodi mafiosi per condizionare altri imprenditori in una indagine con 11 indagati.
Il tribunale gli ha sequestrato le quote di società, perquisizioni a Bergamo, Lodi e Cosenza

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FERRARA - Sono soci in affari, affari non troppo puliti perchè con metodi mafiosi riuscivano a condizionare imprenditori e altri, creando le basi per una serie di  fatti dalla frode fiscale, all’estorsione e alla frode in commercio e per cui, allo stato, sono indagate 11 persone.
Queste le premesse investigative che hanno portato due pregiudicati  agli arresti (e sono ai domiciliari) per il reato di fittizia intestazione di beni a prestanome.


L’arresto è stato  notificato dalla Finanza, dopo la richiesta della procura, pm Proto,  e accolta dal gip Bighetti: le due ordinanze sono a carico di  Antonino Buccellato, domiciliato a Poggio Renatico, e Giuseppe Cavallaro, residente a S. Giorgio in Piano (BO), che gestivano, tramite prestanomi, una società immobiliare di Poggio Renatico e una rivendita di auto a Ferrara.


Le indagini, partite nel mondo della malavita ferrarese, hanno permesso di ricostruire il contesto criminale nel quale operavano i due arrestati,  che si erano creati influenze in diversi ambiti del locale tessuto imprenditoriale.
In particolare è oggetto di approfondimento investigativo un sistema di frode all’Iva nel commercio di autoveicoli usati, aggravato dalla sistematica alterazione del chilometraggio. Per sfuggire ad ogni tipo di provvedimento di sequestro sui beni immobili e mobili, i due soci, peraltro già colpiti da misure di prevenzione emesse dai Tribunali di Ferrara e Bologna, hanno realizzato il fittizio trasferimento delle proprie attività a soggetti compiacenti: ed è stato questo comportamento a far scattare le misure restrittive.


Oltre agli arresti, la magistratura ha disposto il sequestro di quote delle predette società che, insieme ad altri beni sequestrati, ammontano ad un valore complessivo di 250mila euro, e altri valori da individuare.
La Procura della Repubblica di Ferrara ha anche disposto l’esecuzione di 10 perquisizioni nei confronti del complesso degli indagati, eseguite oltreché nel ferrarese anche nelle province di Bergamo, Lodi e Cosenza.

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