Mazzette sotto il Duomo, la prima stangata sui ricatti ai commercianti
Un imputato chiede di patteggiare una pena di 2 anni e 10 mesi, il funzionario Agenzia Entrate sceglie il rito abbreviato: il 16 settembre decide il giudice
FERRARA. Il primo, il presunto complice, Maurizio Palma, rappresentate di commercio, chiede di patteggiare la pena di 2 anni e 10 mesi e chiudere così per sempre il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulle «mazzette sotto il Duomo». L’altro, il funzionario dell’Agenzia delle entrate, Leopoldo Lunadei, continua a sostenere che di ricatti ai commercianti sotto controllo fiscale, di tangenti intascate e altro non ne sa nulla e che Palma lo avrebbe coinvolto indebitamente: insomma, Lunadei vuole dimostrare al giudice la sua estraneità e ha scelto di essere processato con il rito abbreviato, sulla base dunque dei soli documenti raccolti, perchè in essi - spiegano i suoi legali - ci sono le prove della sua estraneità. Sarà il gup Silvia Marini all’udienza del 16 settembre prossimo a processare Lunadei per 5 episodi di concussione, questa l’accusa, per aver chiesto, preteso e ottenuto - tramite Palma, suo emissario e mediatore con negozianti - soldi per facilitare l e pratiche fiscali e i controlli dell’Agenzia delle entrate, di cui Lunadei è dipendente.
Proprio l’Agenzia delle Entrate, all’udienza di ieri si è costituita parte civile per chiedere i danni contro Lunadei, suo funzionario indefele (stando al capo d’accusa), sospeso dalle sue funzioni lavorative all’interno dell’Ufficio dal dicembre scorso, quando Lunadei e Palma vennero arrestati. Lunadei ieri mattina era in aula, presente, con i suoi legali, Bramante e Bolognesi, nel ribadire ciò che ha sempre detto: «io non c’entro nulla, Palma è un millantatore che ha fatto tutto da solo», l’estrema sintesi della sua difesa. Palma, forte della collaborazione fornita (dopo l’arresto ha confessato gli altri episodi e accusato Lunadei, allargando l’inchiesta di Finanza e procura), verrà giudicato dallo stesso giudice in coda all’udienza del 16 settembre e ha già ottenuto tramite i suoi legali, Marzola e Bova, dal pm Filippo Di Benedetto, il consenso ala patteggiamento della pena di 2 anni e 10 mesi, sulla quale si dovrà pronunciare il giudice. All’udienza di settembre saranno in aula anche le «vittime» delle concussioni: i commercianti che hanno pagato (e non) le tangenti. Solo il bar-pasticceria Leon D’Oro, che denunciò per primo i ricatti (e fece arrestare Palma e Lunadei), non si è costituito parte civile: lo hanno fatto con i rispettivi avvocati, invece, la gelateria K2 (Samuele Neri), l’Agriturismo La Sapienza (studio Andriulli), Bar-Pasticceria Kristal (studio Costantino) e la pizzeria Pippo (Riccardo Caniato). Per quest’ultima attività è contestata la tentata concussione, e l’episodio subito dal titolare è stato segnalato in modo autonomo dopo che il caso era esploso con gli arresti di Palma e Lunadei. Che risalgono ai primi di dicembre, quando il titolare del Leon d’oro dopo aver subito il ricatto segnalò il fatto alla Finanza che arrestò Palma con la mazzetta appena intascata, sotto il Duomo.
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