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Aumento di capitale aperto ai soci Carife

Aumento di capitale aperto ai soci Carife

Delibera del Fondo e Piano industriale ancora da svelare nei particolari Maiarelli: azioni non azzerate e legame con il territorio risultati importanti

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I documenti-chiave della risoluzione della crisi Carife sono due, la delibera di mercoledì del Fondo interbancario di tutela dei depositi e il Piano industriale triennale predisposto dai commissari per ottenere lo stanziamento di 300 milioni del Fitd. A Ferrara nessuno ha potuto ancora vedere la delibera con i meccanismi dell’intervento, gli stessi commissari hanno detto ai sindacati e ai vertici della Fondazione di non averla ancora in mano, mentre per quanto riguarda il Piano industriale, nel corso degli incontri e dei colloqui telefonici della mattinata, Antonio Blandini e Giovanni Capitanio non hanno svelato alcun particolare. Bisogna quindi accontentarsi delle indiscrezioni giornalistiche più vicine alle fonti del Fidt, come il romano Messaggero che ieri confermava la richiesta del Fondo ai commissari di un piano più approfondito rispetto a quello abbozzato per la precedente riunione. La durata è triennale, fino al 2018, con l’obiettivo di tornare alla redditività: il contenuto è tutto da confermare, compresa la prospettiva di un’ulteriore riduzione dei costi della banca, dopo la pesante riconversione di questi anni a carico, soprattutto, del personale.

Alla fine di un’altra giornata convulsa, con i piccoli azionisti a chiedere informazioni a tutti i livelli che nemmeno il sottosegretario Zanetti alla Camera si mostrava in grado di dare («le valutazioni di Bankitalia sono tuttora in corso»), le spiegazioni più analitiche messe nero su bianco sono quelle delle sigle sindacali Fabi e Fisac Cgil al termine dell’incontro con i commissari, il Comitato di sorveglianza e il dirigente del personale. «I Commissari ci hanno informato che l’aumento di capitale verrà sottoposto al diritto di opzione dell’assemblea straordinaria dei soci. Alla nostra richiesta di ulteriori dettagli - è il contenuto della nota - ci è stato chiarito che è stata scongiurata la prospettiva di azzeramento del valore delle vecchie azioni, anche se non è stato ancora quantificato il valore assegnato. L’aumento di capitale esercitato dal Fondo non sarà esclusivo: sotto questo profilo un importante e ulteriore apporto di capitale arriverà dal nostro territorio».

L’entità di questo apporto è tutta da valutare: fonti di Unindustria, ad esempio, hanno smentito che gli industriali ferraresi abbiano proposto al Fondo d’iniettare in Carife 30 milioni di euro, come scritto sempre dal Messaggero, confermando solo la disponibilità a partecipare all’aumento di capitale a patto che non si arrivasse alla soluzione-Tercas, cioè all’azzeramento del valore delle attuali azioni.

«Questo obiettivo è stato raggiunto ed è un risultato importante, visto come s’era messa la partita un paio di settimane fa - è la dichiarazione di Massimo Maiarelli, presidente di Unindustria e della Fondazione Carife, il ferrarese che segue più da vicino l’operazione - È importante garantire una presenza del territorio nella banca a partire, appunto, dagli attuali azionisti». Il meccanismo con il quale il Fondo ha inteso mantenere un legame tra banca e i 29 mila soci, che sono poi anche i correntisti senza i quali un rilancio della banca sarebbe difficilmente immaginabile, è appunto ancora nella penna del presidente Salvatore Maccarone. É ipotizzabile che le vecchie azioni possano essere la base per vedersi riconosciuta una quota, seppur minima, nel capitale post-Fondo, puntando poi al rilancio della banca e alla successiva vendita per recuperare almeno una parte del capitale svanito in questi anni. Potrebbero poi entrare nuovi soci, in particolare imprenditori.

Stefano Ciervo

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