Dalla Francia con orgoglio per trovare le loro radici
La storia di Jean Pierre Diglé e della sorella Paola nata a Portomaggiore Il dramma della guerra e l’attaccamento alle origini che li riportano in paese
PORTOMAGGIORE. I social network riducono drasticamente le distanze spazio-temporali. Ma a volte realtà che appaiono lontane anni luce, o secoli, ritornano per raccontare storie davvero incredibili. Alla vigilia del 70º anniversario della Liberazione, ricorrenza avvenuta alcune settimane fa, avevamo pubblicato alcuni scatti di Portomaggiore devastata dai bombardamenti, scatti e foto ritrovati da un signore francese di origini portuensi. Jean Pierre Diglé, nato a Parigi dopo il trasferimento della mamma, Rina Argazzi, ha voluto mantenere la promessa e domenica è tornato a Portomaggiore insieme alla sorella, Paola Argazzi, per salutare zie e cugini dopo un'assenza di circa vent'anni. Nella sede della Pro Loco, abbiamo incontrato Diglè insieme alla sorella Paola e al cugino, i quali rimarranno nella cittadina fino a lunedì.
«Sono nata a Portomaggiore - spiega la sorella Paola - durante la Guerra, che terminò quando avevo quattro anni. C'era tanta povertà e mia mamma dovette trasferirsi a Milano. Rimasi a Portomaggiore coi nonni, Umberto e Dolores Argazzi. Abitavamo in via Roma 90, dove c'era il macello. A 14 anni, io e la mamma partimmo per Parigi, dove nacque mio fratello Jean Pierre».
Diglè, con spiccato accento francese, ma anche ottima espressione italiana, racconta la sua passione per i fatti di guerra a Portomaggiore. «Oltre alle origini italiane - spiega - sono sempre stato appassionato di questo paese. Fin da piccolo, ascoltando i racconti di mamma sulla guerra, mi sono interessato a recuperare materiale non solo fotografico. Ho trovato queste due foto, ma ho anche altre immagini da archivi americani. Quando sono stato alla vigilia della ricorrenza dei 70 anni della Liberazione, ho pubblicato quegli scatti, che possedevo da due anni. Sono state parecchie le ricerche sui bombardamenti, i piloti e gli aerei che sorvolarono questi cieli. Tengo molto - conclude - alle mie radici, nonostante qui venga davvero poco».
Enrico Menegatti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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